Tentiamo
l'avventura ancora una volta, obbiettivo: andare in Ungheria per
un fine settimana.
Partenza da Gorizia nella tarda mattinata di venerdì, ultimo
controllo alla moto e ai bagagli e via, si parte. Entriamo in
Slovenia dal valico di sant'Andrea, che ci sembra il più
adeguato perche ci immette direttamente in quella che dovrebbe
essere l'autostrada slovena, ma che in realtà è
un insieme di pezzi autostradali alternati a strade che in italia
definiremo al massimo regionali. Anche se perdiamo tempo per pagare
di volta in volta i pedaggi, ci rendiamo conto che la strada scorre
via molto piacevolmente, passiamo Ajdovscina, Postojna, sfioriamo
Ljubljana, Novo Mesto, e a Catez prepariamo le carte d'identità
per entrare in Croazia. Continuiamo la nostra autostrada passando
per Zagabria. Da qui seguiamo il ramo che sale a Varazdin, ma
usciamo subito dopo l'aereoporto per seguire l'indicazione Bjelovar.
Da questo momento in poi comincia l'avventura. Tutto cambia, iniziano
le pianure, cambiano le architetture delle case e anche la natura
sembra essere diversa. Proseguendo su questa stradina tortuosa,
passiamo da immense pianure a boschi impenetrabili, avvistiamo
sui tralicci i nidi delle cicogne che non ci lasceranno più
per tutto il viaggio. Da Bjelovar a nord per Durdevac fino a raggiungere
Virovitica, un bella cittadina che però non lascia intuire
quello che si vedrà appena passato il confine. Un consiglio:
occhi aperti, qui la guida dei locali è molto “istintiva”,
se ad un certo punto decidono di girare, lo fanno e basta non
c'è precedenza a freccia che tenga.
Entriamo finalmente in Ungheria dal valico di Barcs, in dogana
i poliziotti sono molto simpatici e dopo aver fatto qualche commento
sul mio ingombrante mezzo di trasporto ci aprono le porte del
loro paese con un gran sorriso. La prima cosa che ci colpisce
sono le strade dritte come spade e immerse nel verde selvaggio
dei prati incolti, per strada incontriamo pochissime auto e qualche
trattore. Tappa a Svigetvàr per scambiarci le prime impressioni
in una delle numerose birrerie (=sorozos) per bere due ottime
birre (=sor). Siamo un po' diffidenti per quanto riguarda i numerosi
tsigani in circolazione, forse abbiamo dei pregiudizi nei loro
confronti, ma quando due di loro cominciano a girare intoro alla
mia moto divento abbastanza diffidente e alla prima occasione
buona giro la chiave e cambio aria, proseguiamo per Pecs.
Pecs fu la capitale della Pannonia, antica provincia romana nota
con il nome di Sopianae, nome che oggi è associato ad una
marca di sigarette popolari fabbricate da queste parti. Appena
arrivati in città la modesta strada n°6 che abbiamo
percorso si allarga incredibilmente dando quasi l'impressione
di entrare in una metropoli. Il traffico è scarso e composto
quasi esclusivamente da qualche vecchia auto fumosa, trattori
e qualche carro a trazione animale. Lo scarso traffico mi fa pensare
che su questa strada non si verifichino quasi mai incidenti stradali,
ma tanto io sono apposto perchè ho la mia assicurazione
e la mia bella carta verde, quindi...! Quindi guardo nel marsupio:
l'assicurazione non c'è,
la carta verde nemmeno
libretto di circolazione neanche l'ombra
quindi, raggion per cui, comunque.... ho lasciato tutto a casa.
Male, anzi molto male, mi arrabbio con me stesso, “come
cazzo si fa ad andare fino in Ungheria senza uno straccio di documento??!!
... e se mi fermano cosa cavolo gli racconto?”, decido così
di togliermi immediatamente dalla strada e imboscare la moto in
un campeggio. Bisogna tornare indietro prima che qualcuno se ne
accorga, domani si torna a casa: bip bip bip bip bipb ip, comunque
per il momento, già che siamo qui godiamoci la serata.
Cerchiamo subito un campeggio per piazzare la nostra tenda e per
far riposare finalmente la mia creatura, optiamo per il Familia
Camping un campeggio tranquillo e pulito posto in mezzo ad alberi
da frutto, il costo per due persone, moto e tenda è di
2600HUF al giorno (circa 11 euro), per arrivarci seguite la strada
n°6 per Budapest, a circa due km dal centro girate a sinistra
davanti ad una chiesa, l'ingresso però è un po'
imboscato, ci sono passato davanti 2 o 3 volte senza accorgermene.
Piazzata la tenda decidiamo di fare una passeggiata notturna per
le vie del centro che dista circa 2 km dal nostro campeggio. In
realta Pecs è una cittadina modesta con un bel centro fatto
di chiese e di moschee, viali pedonali e negozi, ma una periferia
che fatta a piedi durante la notte crea un certo senso di inquietudine.La
strada che percorriamo non è proprio di quelle che ti invitano
a rilassarti e goderti il paesaggio, ma forse è solo una
nostra impressione. Giunti in centro tutto cambia, l'atmosfera
è molto più tranquilla e le strade pedonali sono
ricche di locali dove poter trascorrere la serata, potete ordinare
due goulash, due birre da mezzo e due unicum spendendo poco più
di 10 euro. Naturalmente non dovete mangiare per forza goulash,
qui trovate praticamente di tutto: dal goulash alla pizza, dal'osteria
tipica al Mc' Donalds, dal kebab agli spaghetti, c'è solo
l'imbarazzo della scelta. Anche i bar-birreria, con i loro tavolini
all'aperto sono assolutamente da non perdere, birra nazionale
e d'importazione e tante, ma davvero tante donne sedute ai tavoli,
tutte belle e simpatiche. Good luck!!! Per il rientro è
consigliabile prendere un taxi, sono tutti schierati in piazza,
costano poco e possono evitarvi qualche spiacevole incontro lungo
la strada del ritorno, specilmente sul tardi!
La mattina seguente rotta verso casa, stando attenti a evitare
la polizia, decidiamo anche di passare le varie dogane mostrandoci
molto cortesi e con sorrisi a profusione, ma senza esagerare.
La tecnica funziona a meraviglia e passiamo senza problemi il
confine Ungheria-Croazia, sosta per un veloce rifornimento nei
pressi di Zagabria. Ma come si dice, “le disgrazie non vengono
mai da sole”... Faccio benzina e mentre la mia compagna
si sgranchisce le gambe vado alla cassa per pagare, al mio ritorno
vedo la mia adorata moto distesa su un fianco con le ruote per
aria. La rabbia sale alle stelle. Una gentile signora Ucraina
facendo retro con la sua Clio non vede il mio pachiderma da 340
kg pieno di cromature scintillanti e carico di bagagli. Con la
forza della rabbia che stava esplodendo come l'energia della scuola
di Okuto riesco da solo a rimettere in piedi la moto, reagisco
d'istinto e mi avvicino con aria seriamente minacciosa alla povera
signora ucraina urlandole di tutto. La poveretta spaventata mi
offre subito 100 € per i danni. Valuto la cosa e accetto
volentieri, anche perchè se fosse arrivata la polizia,
essendo senza documenti sarei stato nei guai fino al collo. Furtuna
che i bagagli hanno attutito il colpo, i danni evidenti sono le
due frecce penzoloni che ho provveduto a rimuovere, e il manubrio
alto che aveva fatto una rotazione sui raiser costringendomi a
guidare in una posizione ridicola, con i gomiti dietro le spalle.
Montiamo in sella e ci allontaniamo velocemente dalla scena del
delitto. Arrivati al confine Croazia-Slovenia il poliziotto mi
guarda con aria perplessa ed io dimenticando di non avere i documenti,
gli rispondo con un'espressione tipo “lasciami in pace che
oggi non è proprio aria”, la fortuna aiuta gli audaci
e per fortuna mi lascia passare. Che sollievo siamo in Slovenia.
Ancora un altro confine ma questa volta non mi preoccupo perchè
è a pochi km da casa.
Arrivo in Italia sanza problemi, ma con un nervoso che non ha
eguali, è sanza dubbio il viaggio peggiore che abbia mai
fatto.
Peccato
esser dovuti dovuti scappare così furtivamente,avremmo
voluto trascorrere qualche altro giorno in questo paese che molto
ci ha affascinato, ma ci riproponiamo di tornarci al più
presto.
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