| IX
giorno 02.04.09
Sveglia
con calma alle 08.30, tanto non ho fretta il check in è
alle 17.00, come di routine chiudo le valige e ricarico la
moto. Mi accorgo subito che oggi c'è una novità,
la mia moto si è trasformata in un davanzale, sul cupolino
sono comparse una rosa e un altro fiore bianco, entrambi profumatissimi.
Mi guardo intorno e non vedo nessuno, sulle macchine degli
altri clienti non vi è nessun addobbo floreale, che
sia un'attenzione riservata solo alle moto? boh! Non potendo
ringraziare nessuno, schiaccio su start e ingrano la prima.
Non ho nessun programma se non quello di perder tempo fino
all'ora dell'imbarco, decido di andare a salutare Patrizio,
il ragazzo italiano che ho incontrato durante il viaggio di
andata. Purtroppo però ho perso l suo biglietto da
visita, mi affido alla poca memoria e alla fortuna. Girando
perla città individuo un segnale che dice Jasmine Hammamet,
potrebbe essere il posto giusto, mi pare di ricordare qualcosa,
ci vado. Chiedo a due agenti della locale polizia se conoscono
un caffè, un bar, o qualsiasi altro locale con il nome
Cocktail & dreams, mi chiedono di aspettare qualche minuto.
Per aiutarmi nelle ricerche cominciano a fermare tutti i tassisti
e tutti coloro che potrebbero sapere qualche cosa, ma senza
nessun esito positivo. Li ringrazio e faccio un giro per Jasmine,
una cittadina nata con lo scopo di creare un immenso polo
turistico, gli architetti qui si sono sbizzarriti, hanno costruito
immensi alberghi extra lusso attrezzati con tutti i confort,
il lungomare è a tre corsie per senso di marcia, tutto
è pulito e ben curato o almeno così sembra,
non mancano ogni specie di ristorante, disco bar, locali notturni
e tutto quello che un vacanziere possa desiderare. La nostra
costiera romagnola in confronto è uno scantinato di
periferia. Faccio un ultimo tentativo, mi viene in mente che
la foto sul biglietto da visita raffigurava un locale sulla
spiaggia: percorro il lungomare. Dopo qualche minuto noto
l'intruder rosso, trovato. Parcheggio anche io e trovo Patrizio
con un suo collega italiano intento a preparare tutto per
l'imminente apertura estiva. Il suo amico è di Gallarate
(Mi), anche lui nel settore turistico. Scambiamo quattro chiacchiere,
ci raccontiamo qualche storia di viaggio e mi conferma che
dei suoi amici in viaggio nel sud-ovest del paese stanno avendo
un tempo pessimo. Molto egoisticamente penso "meno male",
vuol dire che ho fatto una buona scelta ad evitare quella
zona. Intorno a mezzogiorno dirigo verso Tunisi via normale.
Da Tunisi per La Goulette e come consigliatomi dagli amici
Italiani proseguo per Cartagine e Sidi Bou Said, zona molto
frequentata dai turisti, ma almeno nessuno rompe i coglioni.
Visito il vecchio porto di Cartagine, la sua magnificenza
si percepisce solo dai modelli esposti nel museo, di reale
resta ben poco. Alle 16.30 mi avvio verso La Gouolette e ci
arrivo puntuale alle 17.00. Mi cecchino e tento di cambiare
i dinari rimasti. Il primo sportello rifiuta di fare il cambio,
non ho capito per quale motivo. Mi rivolgo allora all'ufficio
inforormazioni. Un signore gentilissimo mi accompagna di persona
ad un secondo sportello bancario dove finalmente riesco ad
ottenere i miei euro. Al cancello di imbarco i soliti personaggi
sono pronti per aiutarmi a sbrigare le procedure doganali,
accetto la collaborazione di uno, non ho voglia di litigare
anche oggi. A questo se ne aggiunge un secondo, lui è
specializzato nel dettato, l'altro è lo scrivano. E...no!
Già non capisco perchè sia permessa in porto
una cosa del genere, ma poi addirittura due persone per un
lavoro che farei volentieri da solo, mi pare troppo, se non
intervengo potrebbe arrivarne anche un terzo con la penna
di riserva. Gentilmente faccio segno al secondo di andare
via e cercarsi un altro cliente. In quell'ora e mezza, due,
di attesa per l'imbarco, arrivano almeno 20 persone a cercare
di vendermi qualche cosa. Io questa cosa non la sopporto più,
meno male che è finita. Inaspettatamente arriva Halim,
lui non vende niente, non vuole niente, lavora in un call
center e cerca solo di esercitare il suo italiano già
molto buono. Chiacchieriamo piacevolmente del più e
del meno per un'oretta, si scusa per l'insistenza e la maleducazione
dei suoi connazionali, che trova assolutamente vergognosa.
Appassionato del calcio italiano e conoscitore di tutti gli
spot e le trasmissioni italiane, tante volte ne sà
più di mè. Un gran personaggio, conosce anche
Prodi e Berlusconi e le vicende della politica italiana. Mi
racconta che ormai da anni viene davanti a questi cancelli
ogni volta che c'è una nave in partenza per l'Italia,
viene solo per parlare con gli Italiani che lui trova etremamente
buoni e gentili. Viene qua da anni, ma fina ad adesso non
è mai riuscito a varcare questi cancelli, ma prima
o poi... se riesco a venire in Italia non dormirò per
una settimana, mi ha detto, voglio stare sempre sveglio per
riuscire a vedere il più possibile. Ci scambiamo i
numeri di telofono e all'apertura dei cancelli ci salutiamo,
lui neanche questa volta potrà entrare. Ciao Halim.
All'interno del porto, nella zona partenze, tra una scartoffia
e l'altra conosco un gruppo di 8 bmwisti polacchi, tutti supertassellati
e superattrezzati. Tornano dalla Libia e sbarcheranno in Sicilia.
Parlo con quello che mi sembra essere il capo spedizione,
si complimenta con me per lo spirito di avventura e non riesce
a credere che abbia tentato da solo la pista Kenin-Ksar Guilane
con la moto così carica e le gomme stradali. Boh, non
sò cosa rispondere se non "if you want, you can
do it!". Salgo sulla nave e chiedo di poter avere un
posto letto, le solite poltrone sono super affollate e c'è
una puzza di piedi indescrivibile. Dormo in una cuccetta buia
occupata da tre arabi, sono tranquilli ma non si sa mai, tengo
un occhio aperto e uno chiuso. |
|