V
giorno 29.03.09
Questa
notte il vento e la sabbia non mi hanno dato tregua. Poca
pioggia, è servita solo ad incollare ancora più
sabbia contro la tenda e la moto. Però devo dire che
la mia tenda comprata da Decatlon ha resistito molto bene,
ottima in caso di vento. Mi sveglio che sono le 06.00 circa,
c'è poca luce ed i teli della tenda traballano ancora
per il vento, brutto segno! Apro le cerniere e guardo fuori,
niente di buono, il cielo è marrone, c'è molta
foschia per via della sabbia in movimento, qualche goccia
cade ogni tanto. A ovest è peggio e le previsioni danno
almeno tre giorni di maltempo, quindi prendo la mia decisione,
salto Chott el Jarid, torno a nord e seguo il consiglio dei
ciclisti olandesi: penisola di Capo Bon e costa di corallo.
Smonto la tenda, carico la moto e alle 07.30 sono già
pronto per la partenza, ma la reception del campeggio è
ancora chiusa e devo ancora pagare. Sono le 08.00 aspetto
ancora un quarto d'ora, ma niente, nessun segno di vita. Alle
08.30 passa un francese in pigiama diretto verso le docce,
si tratta del mio vicino in supercamionrulottato4x4 con gomme
tassellate e cellula abitativa montata sul pianale. Si ferma,
parliamo un pò, poi mi dice: oui, tunisini piace dormire,
non si sa mai quando lavorano, si offre di pagare per me appena
aprirà la reception; gli do i miei 2 dinari, ci stringiamo
la mano e ci auguriamo reciprocamente buona fortuna. Sono
di nuovo in strada con poche idee e ben confuse. percorro
la strada che collega Douz a Matmata. La strada è asfaltata
e corre dritta in mezzo al deserto, guido piano perchè
il fondo è formato da un asfalto grezzo misto a pietre
simili a gemme di sale incastonate. Molti cartelli avvisano:
attenzione attraversamento dromedari. Dopo qualche km li vedo,
un immenso branco di dromedari sta attraversando la strada
come se niente fosse, con gran calma. Mi fermo subito tenendo
una certa distanza di sicurezza, non ho mai avuto esperienze
del genere e non so come potrebbero reagire questi animali.
Subito apro la borsa e cerco la macchina fotografico per immortalare
il momento, alzo lo sguardo e mi rendo conto che gli animali
stanno venendo proprio nella mia direzione, ma la loro andatura
calma e pacata non mi desta preoccupazione. Scatto un bel
pò di foto e questa volta sono io ad avvicinarmi a
loro, gli animali non sono minimamente infastiditi, nel frattempo
arriva una macchina e lentamente passa in mezzo al branco
e rompe la magia del momento. Penso che questo sarà
uno dei ricordi più belli che porterò a casa:
vento, sabbia, una strada dritta come una spada e nel centro
del quadro un bel branco di dromedari. Rimonto in sella e
dirigo verso Matmata. Qualche decina di km prima mi fermo
in un bar berbero dove si fuma la chicha, il ragazzo al banco
con la sua casacca nera finamente ricamata si chiama Mustafà,
mi chiede come è di rito da queste parti "come
va?". Anche con lui seguo il rito arabo che prevede la
stretta di mano con seguente colpetto sul petto. Mi mostra
le sue mercanzie, io gli faccio il complimento per il posto
che è stupendo, in pieno stile berbero, eccezionale,
di fianco è in costruzione un grande albergo megalitico,
lui mi confessa che però sono un poco fuori mano, la
concorrenza di Matmata è troppo forte, ma loro ce la
mettono tutta. Bevo in un momento la mia aranciata e compro
una bottiglia d'acqua per ricaricare il camel back che è
a secco. Lo saluto e lo ringrazio con quelle due parole di
arabo che ho imparato, lo vedo molto felice di questo, tanto
che mentre mi volto per andarmene, mi richiama, penso di aver
dimenticato qualche cosa sul bancone, invece no, vuole farmi
visitare l'albergo ancora in costruzione. Non posso rifiutare,
entro. E' ancora un cantiere, ma si capisce che un giorno
sarà uno dei più bei alberghi della zona. Tantissime
colonne in creta, un ampio cortile interno su cui si affacciano
tutte le camere disposte su più livelli, un posto che
sicuramente se passerò da queste parti nei prossimi
anni, tornerò a vedere. Proprio nel mezzo del cortile
i due muratori, avranno si e no 16 anni. Cazzo!!! Se hanno
fatto tutto questo lavoro da soli è un vero miracolo.
Mi presento, loro ne approfittano per fare una pausa, scambiamo
quattro chiacchiere e poi in francese gli auguro buon lavoro,
loro ricambiano con un augurio che più o meno dovrebbe
significare "Che Allah ti sia propizio". Riparto.
Arrivo a Matmata che anche se molto turistica merita sicuramente
una lunga sosta, regalo qualche penna a dei bambini e poco
dopo vengo assalito dal solito giovane in motorino: ti serve
qualche cosa?
benzina? un albergo? vuoi vedere il villaggio? ecc. Sono molto
seccato, questo avviene anche due, tre volte ogni volta che
mi fermo in qualche villaggio. Mi fermo in un cafè,
anche qui il giovane propietario mi sorride e mi stringe la
mano. Prendo un'altra bottiglia di acqua e un the. Intanto
che l'acqua arriva a bollore parlo con il ragazzo. E' incredibile
quanta gente parla l'italiano da queste parti. Il ragazzo
mi chiede tante cose, sempre con il sorriso sulla labbra,
è molto gentile, mi offre anche una sigaretta delle
sue. Credo che questo sia il vero volto della Tunisia.
Le
sigarette arabe si spengono in continuazione, la cenere sulla
punta non resta compatta, ma tende a gonfiarsi e a sfaldarsi,
che sigarette strane! Intanto arriva un bicchiere di vetro
con il mio the super denso in cui galleggiano delle forme
non meglio identificate e un cucchiaino. Chiedo cosa sia,
ma poi solo assaggiando capisco che si tratta di the nero
con mandorle spaccate, si mangiano le mandorle e si beve il
the, strano abbinamento ma devo dire che è molto buono.
La conversazione prosegue, si aggrega anche un altro signore,
si capisce subito che il suo obbiettivo è un altro,
infatti dopo poco tenta di vendermi delle pelli di montone,
ma non ce la fa. Riparto deciso torno a nord Gabis-Sfax. A
Sfax comincia a piovere. Il raccordo autostradale, con tutta
le serie di tornanti, bagnato diventa pericolosissimo, si
scivola che è una meraviglia, sembra una pista di pattinaggio
su ghiaccio, forse per via dell'olio che perdono tutte le
nemerose macchine sgangherate in circolazione. Ad ogni rotonda
ingrano la prima e guido con estrema prudenza, finalmente
imbocco l'autostrada. Piove ancora e spero di trovare una
stazione di servizio per far rifornimento di benzina, ma niente,
l'indicatore sul cruscotto comincia a svuotarsi, segno che
ho ancora poca autonomia, ma da qualche parte ci sarà
un distributore, fino ad ora non sono quasi mai mancati. Niente
da fare! Decido di uscire a El Jem, esco, rallento davanti
all'anfiteatro romano, ma niente, prendo per Mahdia, è
una località alquanto turistica, ci sarà un
distributore per strada. Niente neanche qua, continuando in
quella direzione il Gps segnala il distributore più
vicino a 46km e io non credo di farcela. Magari se torno a
El Jem e cerco meglio qualche goccia la trovo, a questo punto
va bene anche quella del mercato nero pur di non restare a
secco. Rifaccio il giro della cittadina e con la coda dell'occhio
mi sembra di intravedere il logo di una compagnia petrolifera
libica, infatti.... sono salvo, mi faccio riempire per bene
il serbatoio e si prosegue. Corro spedito, ho appena superato
le nuvolacce nere gonfie di pioggia e cerco di lasciarmele
alle spalle, si viaggia spediti in Tunisia, quasi tutte le
strade sono dritte e permettono buone medie. Mi fermo per
una sosta nell'unico autogrill incrociato per mangiare un
panino condito con tanta arissa (una salsa piccante) e vado
avanti. Esco ad Hammamet nord e proseguo per Nabeul, ritorno
all'hotel dove ho trascorso la prima notte, mi ci sono trovato
bene e vado a colpo sicuro. Ho un pò di difficoltà
per ritrovarlo, così faccio vari giri per le vie del
paese.
Oggi è domenica e sono tutti a spasso, però
le tunisine, mica male! Le giovani sono tutte molto belle
e aggraziate, lo chador non è usato da tutte, tante
sono vestite all'occidentale e comunque tutte sono molto curate.
Unico neo, la moda tunisina... anche se io e il pianeta moda
siamo due mondi opposti che si respingono reciprocamente,
qui davvero... certe con il burka farebbe più bella
figura. comunque... Solitamente le ragazze stanno per conto
loro, gli uomini in piccoli gruppi le guardano, le osservano,
ma con discrezione, raramente gli rivolgono la parola. Solo
i giovanissimi osano passeggiare in gruppi misti; naturalmente
fanno eccezione le coppiette.
Finalmente
trovo il mio alberghetto, appena entro il figlio mi riconosce
e mi saluta calorosamente, alla reception sua madre, piccolina
e robusta, indossa lo chador ed è contenta di rivedermi,
subito chiama il marito al telefono e mi fa preparare la camera.
Anche il cameriere mi corre incontro, ormai sono di famiglia.
Ci conosciamo da poco, ma è un po come essere tornato
a casa. Mi chiedono come è andata nel deserto; gli
racconto un po di cose e gli mostro qualche foto, poi il figlio
mi chiede:"ma hai dormito in tenda? nel deserto?Tutto
ok? No scorpion? No snake? Gli rispondo scherzando "no!!!
sono ancora vivo non vedi?". Grandi risate. Salgo in
camera, la signora (soprannominata dal figlio CRAZY MAMA)
mi ha già acceso il climatizzatore e impostato la temperatura
al massimo, che cara donna! Questa sera mi preparerà
una buona orata. Faccio un'abbondante doccia, sono ancora
pieno di sabbia, e vado a cena; ottima l'orata, ben speziata,
gustosa, naturalmente qui c'è anche la birra e il padrone
di casa non perde occasione per farsene una, quando si dice
islam moderato! Mi fermo dopo cena per fare quattro chiacchiere
con il ragazzo della reception e poi vado a dormire. Sono
veramente stanco , è stata una lunga giornata. A...
la moto è chiusa nel cortile al solito posto e mi ha
confessato che si trova molto bene.
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