| Toscana
2008
Un sms arriva completamente inaspettato. Il messaggio
è chiaro :”Giro sto week-end? Ho voglia di far km.”.
È Valentina una cara amica di Trieste. Dopo aver a lungo
riflettuto, per circa 1,2 secondi, accetto volentieri la proposta;
pazienza mi toccherà far qualche km anche questo fine settimana,
ma mi sacrifico pur di non dare un dispiacere a Valentina. Dopo
aver preso in considerazione varie possibili mete, decidiamo di
restare in Italia la meta questa volta è la Toscana.
Dopo qualche ricerca in internet alla scoperta di qualche bella
manifestazione che possa interessarci, ci troviamo daccordo sulla
'Festa medievale Bianco Azzurra' a Castiglion Fiorentino,
che come tutti sanno è in provincia di.....Arezzo. Il sito
di riferimento è www.gruppocassero.it,
ci trovate foto, info e anche due video. La maledizione della
torre sembra un evento assolutamente da non perdere. Questo rafforza
la nostra voglia di partecipare alla manifestazione. Purtroppo
abbiamo solo due giorni, non sono molti ma ce li faremo bastare.
Traccio un percorso di massima cercando di non far tanta autostrada
e lo carico sul gps, domani si parte. Intanto carico il necessario
per il campeggio sulla mia moto.
Sabato 24 maggio
ritrovo al casello di Monfalcone, nuvole gonfie di pioggia si
presentano all'orizzonte, e sono costretto ad indossare l'antipioggia.
Arrivo all'appuntamento in perfetto orario, Valentina arriva dopo
pochi minuti e alle 09.30 ci mettiamo in marcia direzione Venezia.
Naturalmente la rassicuro che alla barriera di Venezia Mestre
ci sarà il sole e potremo toglierci le tute, lei mi rassicura
dicendomi: 'io il sole ce l'ho dentro!'. Cavolo, con una affermazione
del genere c'è da aspettarsi un viaggio meraviglioso, e
così sarà. Divoriamo letteralmente l'autostrada
e in meno di un'ora siamo a Venezia. La profezia si avvera, non
so' se per l'esattezza delle previsioni meteo o per l'influsso
benefico della mia compagna di viaggio, fatto stà che il
sole splende e la temperatura sale ad oltre 30 gradi. Magnifico!!
Dopo un po' di slalom nel solito traffico Veneziano imbocchiamo
la Romea. La strada non è male teniamo una buona media
e poi per chi come Valentina non l'ha mai fatta, si possono apprezzare
la bellezza dei paesaggi della laguna veneta. Sosta per la benza
e una bibita fresca, e visto che siamo in netto anticipo sulla
tabella di marcia decidiamo di fare qualche deviazione per ammirare
i luoghi più belli che di volta in volta ci propone il
delta del Po. Lasciamo quindi per un breve tratto la Romea e imbocchiamo
un bella stradina che costeggia un canale per vedere più
da vicino quelle particolari palafitte in legno che servono a
comandare una grande rete a bilancere per pescare nella laguna,
avranno sicuramente un nome più preciso ma né io
nè lei lo conosciamo.
Dopo aver girovagato per il canale, in cerca di qualche bello
scatto ci rimettiamo in marcia, ci dirigiamo verso la E45. Questa
strada ha sicuramente due grandi pregi: è gratis e offre
dei bei scorci sull'appennino romagnolo. Ma siccome per tutto
c'è un prezzo, siamo costretti ad un continuo slalom gigante
per evitare le numerose buche presenti sul manto stradale, per
il mio GS nessun problema, lo stesso per l' Hornet. Fortunamente
una deviazione ci costringe ad uscire e passare nei pressi del
monte Fumaiolo, regalandoci panorami stupendi e curve molto divertenti,
non abbiamo fretta e appreziamo questa magnifica deviazione.
Arriviamo a Sansepolcro e finalmente abbandoniamo la E45. Cominciamo
ad avvertire la fame ma vogliamo evitare gli autogrill e i fast
food, cerchiamo invece un qualcosa di più tipico. Noto
agli incroci delle indicazioni di fortuna con la dicitura GWCI
(ossia Gold Wing Club Italy, un raduno delle famose Honda Gold
Wing), anche se non abbiamo questo tipo di moto cerchiamo di arrivarci
lo stesso, per mangiare qualche cosa in compagnia di altri motociclisti.
Le indicazioni ci portano fino al paese di Anghiari. Un bellissimo
paesino medievale con tanto di mura, solo adesso mi sembra di
essere arrivato in Toscana. Giriamo a vuoto nel paese, ma del
raduno nemmeno l'ombra. Pazienza parcheggiamo le moto e cerchiamo
qualche posticino tranquillo. ...e il posticino tanto sognato
sembra materializzarsi in un locale con tavoli all'aperto collocati
su un terrazzo ricavato in un bastione. Entriamo al volo dall'ingresso
principale e scendiamo una rampa di scale per poter accedere al
terrazzo. Il panorama è mozzafiato e scattiamo una valanga
di foto, il posto è molto meditativo, almeno a giudicare
dall'attenzione dei quattro avventori intenti a leggere e a guardare
nel vuoto, noi come sempre fuori dal coro ridiamo di gusto rompendo
il silenzio del posto. Nonostante la nostra allegra presenza,
a volte forse anche chiassosa, nessuno arriva a prendere le ordinazioni,
notando i vassoi sui tavoli dei nostri vicini intuiamo che bisogna
tornar sù e servirsi da soli. Adiamo al bancone con l'intenzione
di assaggare qualche salume toscano, ci sembra il posto giusto,
ma a parte qualche panino da autogrill niente da fare. Optiamo
per due fette di pizza che la ragazza al banco gentilmente ci
riscalda, una birra e una coca. Nell'attesa scambiamo quattro
chiacchiere con un ragazzo intento a bere la sua birra, mi scambia
per un Harleysta e gli spiego che dopo anni e anni di custom mi
è rimasto il look da west coast anche se guido una BMW.
Fortuna che Valentina lavora in bar, infatti riesce a portar tutto
sulla terrazza senza rovesciare nemmeno una goccia. Ci accomodiamo
e subito addento la mia pizza, evidentemente devo aver fatto una
smorfia strana perchè Valentina perplessa mi chiede “com'è?”
ed io senza esitazioni, “bella fresca!”, infatti mi
aspettavo di bruciarmi la lingua, invece...un ghiacciolo!. Le
risate si fanno fragorose e i presenti ci guardano divertiti,
ma va bene così. Salutiamo tutti e facciamo un giro per
le pittoresche viuzze del paese. Veramente bello e ben tenuto.
Prima di rimetterci in marcia ci fermiamo davanti ad un conservatorio
dove un quartetto di allievi sta suonando un'improvvisazione blues
nell'atrio di un'antico palazzo medievale: magica toscana. L'insegnante
notato il nostro apprezzamento viene fuori e ci spiega che i suoi
alunni devono essere in grado di eseguire qualsiasi genere musicale
dal jazz al rock, dalla musica classica al folk. Ci congediamo
applaudendo i ragazzi e salutando il maestro che a sua volta ci
augura buon viaggio. Ripartiamo alla volta di Castiglion Fiorentino
dopo qualche bella curva siamo subito nella stupenda campagna
toscana. È proprio vero, la campagna toscana affascina
il visitatore curva dopo curva e anche a noi non passa inosservata.
Dopo qualche km vediamo dei cartelli con scritto “porchetta
a 30 metri”, guardo nello specchietto e faccio un cenno
a Valentina che ha già capito tutto ed ha già messo
fuori la freccia. Si tratta di una coppia di ambulanti con il
loro cammioncino. La signora ci fa subito le feste anche perchè
non si sarebbe aspettata che sotto quel casco ci fosse una donna,
il marito invece è incuriosito dal mio Gps. Subito ci chiedono
se veniamo 'dall'Adriatico', probabilmente intendendo la costiera
romagnola. Io gli rispondo 'in un certo senso si' visto che l'Adriatico
bagna anche Trieste, solo in seguito gli diciamo che veniamo dal
Friuli, Gorizia e Trieste. Loro sono meravigliati, anche se a
me non sembra di venir dall'altra parte del mondo, comunque...
due bei panini con la porchetta e due bicchieri di rosso locale!
Locale mica tanto visto che si tratta di un vino nel cartone,
il famosissimo Ronco, grande annata! Comunque la porchetta è
ottima. Nel frattempo arriva qualche altro cliente, tutta gente
del posto che si ritrova alla barachetta per una merenda a base
di porchetta e una birretta. Il bello dei toscani e che raccontano
le cose in tempo reale, non hanno il dono della sintesi: infatti
un signore sulla sessantina, raccontando di aver visto un cinghiale
in un campo, ci ha fatto rivivere in tempo reale tutta la vicenda,
il racconto è andato avanti anche dopo la nostra partenza;
però sono simpatici. Paghiamo all'incirca 8€ e la
signora ci svela il segreto della sua porchetta, “noi ci
mettiamo anche l'aglio e i fegatelli, non come certi che spacciano
per porchetta toscana della carne di maiale bollita”, ci
complimentiamo di nuovo e partiamo. Incredibile ci salutano tutti.
In toscana è come stare a casa, ci tornerò sicuramente.
Proseguiamo. La strada che da Palazzo del Pero porta a Castiglion
Fiorentino è veramente stupenda, guido con calma e rallento
ogni volta che mi si propone uno scorcio da cartolina, praticamente
ogni cento metri. Scolliniamo e in lontananza vediamo la nostra
meta, una paesino bellissimo, abbiamo scelto veramente bene. Ci
avviciniamo con calma assaporando ogni curva. Fuori dalle mura
ci sono le giostre e qualche bancarella, poco più giù
la sagra del cinghiale. Stasera si fa festa! Cerchiamo subito
un campeggio dove poter piazzare la nostra tenda, ma una ragazza
con l'uniforme della Protezione Civile ci informa che in zona
campeggi non ce ne sono ma c'è un B&B che potrebbe
fare al caso nostro. Parcheggiate le moto ci avviamo in cerca
di una camera ma al B&B è tutto esaurito, notiamo la
presenza di qualche camper e decidiamo che male che vada piazzeremo
la tenda vicino a loro. Ma facciamo un'altro tentativo, passeggiamo
un po' per il paese seguendo l'indicazione 'infopoint', dopo un
po' Valentina propone di domandare al primo che passa, ed al primo
che passa chiede informazioni. Il flusso positivo di Valentina
continua a sgorgare irrefrenabile, il fortunato passante è
Piero e subito dopo arriva anche Danilo, amici di vecchia data
(questa è la versione ufficiale!!!!) dopo un giro di telefonate
Danilo ci trova posto in un residence in pieno centro e ci accompagna
di persona. Ok fatta, grande Danilo!
Il posto è a dir poco fenomenale, altamente raccomandato,
si chiama “Residence Le Santucce” (www.santucce.com)
una serie di mini-appartamenti ricavati in un antico convento
del 13° secolo, veramente eccezionale, accoglienza fantastica,
gli interni raffinati sono all'altezza della situazione, la ragazza
ci fa parcheggiare anche le moto all'interno della recinzione,
costo 60€ a notte. In più terrazzona con vista super
panoramica, naturalmente siamo entusiasti, non ringrazieremo mai
abbastanza Danilo e Piero. Dimenticavo, tra l'altro Danilo è
colui che organizza e coordina tutta la manifestazione. Ci gongoliamo
per un po' soddisfatti per la bella giornata e per tutte le cose
che meglio non potevano andare. Una doccia è d'obbligo,
dopodicchè ci dirigiamo verso la parte alta della città
dove si trova la Torre del Cassero. Entriamo nella città
alta, non prima di aver partecipato ad un paio di numeri del clown,
giocoliere, tuttofare. Entriamo che è già il tramonto
e con questa luce la Torre dà il meglio di sé, tutto
è curato nei minimi particolari, a partire dai costumi,
fino ad arrivare ai vari stand; l'atmosfera è molto rilassata
la luce soffusa da un senso di tranquillità e i Toscani
come al solito non hanno problemi a mettere ognuno a proprio agio.
Danilo ci fa da Cicerone e ci spiega un po' la storia della manifestazione.
Lo lasciamo al suo lavoro e noi procediamo con il nostro: divertirci.
Cominciamo con l'abbattere una piramide di barattoli. Segue una
visita agli stands enogastronomici e ci soffermiamo in quello
delle bruschette. Bruschette di tutti i tipi, da semplici all'olio
ai funghi al pomodoro ecc, noi optiamo per quella con il lardo,
gustosissima. Ce la gustiamo appoggiati alle vecchie mura che
ci fanno da tavolino e per farla scendere meglio ci sgargarozziamo
una birretta. Di fianco a noi tre loschi personaggi con un bel
cane al guinzaglio, sento che uno di loro dice ' ma questo cane
ormai si è affezionato, non se ne vuole proprio andar via',
allora gli chiedo perchè dovrebbe andar via e lui mi spiega
che il cane non è suo, io replico chiedendo come mai se
non è suo lo tiene al guinzaglio e lui mi risponde che
è di una signora seduta accanto a Valentina che non ha
nessuna intenzione di riprenderselo. Non riusciamo a trattenerci
e ridiamo a profusione. Il tizio si alza e cerca di restituire
il cane alla signora che con disinvoltura risponde '.....sì,
sì, me lo tenga pure lei', e lui '... no, no, è
suo se lo tenga' , le risate si fanno sempre più sonore.
Facciamo amicizia con i malcapitati, ci dicono di essere baresi,
ma che hanno preso in gestione un agriturismo li vicino, dopo
aver scoperto che Valentina è triestina comincia a raccontarci
delle sue frequenti visite alla sorella che vive a Trieste, dopo
un po' ci allontaniamo prima di tornare indietro nel tempo. Proseguiamo
nella radura di fronte alla torre per gironzolare tra le bancarelle
e assistere alla sfilata in costume dei maestri di spada, anticipati
da un non troppo giullare. Il giullare era troppo anche per noi
così decidiamo di andare a bere qualche cosa, quindi prendiamo
un litro di vino, ma dall'altro lato della torre arriva un odorino
molto invitante di griglia, ci precipitiamo con la nostra bella
bottiglietta in mano e aspettando solo qualche minuto riusciamo
ad agiudicarci un bel mazzo di arrosticini. Ci accomodiamo sul
prato sotto la torre e passiamo allegramente forse un paio d'ore.
Altro giro altra corsa. Comincia a far freschetto anche perchè
siamo a mezze maniche, meglio prendere un'altra bottiglietta.
Decidiamo di berla sulla cima della torre, purtroppo però
la signora che controlla l'ingresso alla torre, ci sequestra la
“boccia” dicendoci che sarebbe pericoloso portarla
su e che possiamo riprenderla all'uscita. Vabbè. Ci arrampichiamo
sulle scale di legno come stambecchi dolomitici, l'ultimo tratto
è quello più duro, bisogna passare in un cunicolo
stretto avvitandosi su sé stessi. Finalmente siamo in cima,
ne è valsa veramente la pena, da qui si domina tutta la
vallata, le luci dei paesi limitrofi danno l'impressione di trovarsi
in un presepe. Il rintocco della campana ci ricorda che è
tardi è ora di scendere, la torre chiude. La discesa è
molto lenta a causa di una signorina molto impacciata per via
dei tacchi e della minigonna, che ci precede con molta cautela.
Arrivati giù ci riappropriamo della nostra bottiglia di
vino e ne beviamo metà seduti sul fieno che delimita il
recinto dei cavalli. Ormai è tardi sono le 03.30 è
ora di tornare verso la nostra bellissima sistemazione. Per strada
troviamo il clown che ci aveva intrattenuto all'arrivo, sdraiato
per terra con la testa sanguinante, forse avrà battuto
la testa cadendo per il troppo vino bevuto, comunque i soccorsi
arrivano prontamente. Con gran calma, bevendo l'ottimo vino toscano
siamo arrivati di nuovo in camera, siamo stanchi morti, domani
è un altro giorno.
Domenica 25 maggio
oggi la sveglia non esiste, ci svegliamo quando si aprono gli
occhi, ossia molto tardi! Dopo aver riorganizzato le idee decidiamo
di andar a visitare Arezzo che è qui a pochi km. Ricarico
la moto e salutiamo il proprietario del residance che incontriamo
casualmente nei pressi delle moto. La strada che conduce ad Arezzo
non è particolarmente entusiasmante, Arezzo invece è
una di quelle città che partono in sordina, entrando non
si ha l'impressione di essere in una cittadina così interessante
come poi si rivela scoprendola pian piano. C'è poca gente,
forse perchè siamo fuori stagione, ma meglio così,
la città è tutta per noi. Camminiamo tra i vicoli,
la parte vecchia è bellissima, ci fermiamo a mangiare un
panino in un bar del centro e poi via con le fotografie, il Duomo
(erano anni che non entravo in chiesa), la casa del Petrarca,
i giardini, tutto molto bello, ci tratteniamo più del dovuto
visto che abbiamo intenzione di fare il passo della Futa per raggiungere
l'agriturismo di un amico di Valentina proprio dopo il passo (www.rovignale.it/).
Il posto è veramente stupendo, nella tranquillità
dell'appennino tosco-emiliano, poi il titolare detto l'EROE è
veramente un gran personaggio. Arriviamo in agriturismo ed incontriamo
un altro motociclista triestino, Aron con la sua bellissima Benelli
appena di ritorno da un bel giro che lo ha portato fin sulla Maiella.
Tutti insieme, guidati dall'Eroe andiamo a pochi km di distanza
a mangiare una piatto tipico toscano, la 'figattola', ( mi pare
si chiami così), praticamente si tratta di una piadina
fritta ripiegata su sé stessa, con ripieni di vario genere
che vanno dalla nutella, ai funghi; noi ci teniamo leggeri ed
optiamo per un semplice ripieno al prosciutto crudo. Accompagnamo
il tutto con una birra e mangiamo con calma nell'attesa che il
pescatore sulla riva di fronte a noi si decida a tirar su quel
povero pesce che da circa mezz'ora sta cercando di venire a riva
da solo. Ritorniamo a Rovignale, dove degustiamo un'ottima grappa
e salutato l'Eroe ci accingiamo a percorrere la strada del ritorno,
che non sì è ancora ben capito per quale motivo
sembra sempre più lunga che all'andata. Percorriamo le
belle curve della Futa, con Aron che ci fa da apripista, disegnando
traiettorie pulite e regolari per poi entrare nella più
asettica autostrada. Viaggio tranquillo ma senza entusiasmo, il
ritorno in autostrada è sempre così. Io esco per
primo al casello di Villesse, mentre Valentina avrà ancora
un po' di strada da fare. Finisce così anche questo bel
fine settimana, ma in Toscana ci tornerò sicuramente.
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