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II
GIORNO
In
questo campeggio si dorme benissimo, alle 06.00 sono già
sveglio, ma è presto mi rimetto a lavoro e dormo ancora
un paio d’ore. Alle 08.00 la vallata prende vita è
arrivato il momento di alzarsi. Smontata la tenda e caricata
la moto in un ora sono pronto a ripartire. Mi avvio verso l’uscita,
pago 110 kn e con il passaporto in tasca sono pronto ad andare.
Ero quasi convinto di ritornare verso il mare, ma quando ho
visto il cartello con l’indicazione per Bihac, non resisto
alla tentazione, faccio il pieno e mi avvio verso la Bosnia,
altrimenti il passaporto cosa l’ho portato a fare? Solo
pochi km di una strada tutta curve e in poco tempo sono sul
confine. Una grande struttura in ferro ospita il valico doganale,
mostro il passaporto alla simpatica ragazza che mi da il benvenuto
nella verde Repubblica di Bosnia-Herzegovina. Subito il contrasto
con la Croazia è evidente, già nel primo paese
i volti sono cambiati, più scarni e di carnagione scura,
le donne indossano un fazzoletto sulla testa, per strada i venditori
di miele e formaggi, lasciano il posto a venditori di cd pirata,
quasi tutti cantautori locali credo, tutte facce a me sconosciute.
Un paese sostanzialmente agricolo, tante case in costruzione
e soprattutto molto meno rovinate dalla guerra di quel che ho
visto in Croazia e soprattutto tanti minareti. La gente guida
molto lentamente e sembra rispettare i limiti di velocità
molto più che in Italia, ma per quanto riguarda la precedenza
forse i locali hanno qualche lacuna. Tutto sommato me l’aspettavo
un po’ peggio. Arrivo a Bihac, sono solo una ventina di
km dal confine, la città sorge sulle rive del fiume Una,
non è male, il centro sembra interessante, tanti bar
con tavolini all’aperto, un bel viale pedonale sulla riva
del fiume; faccio un giro veloce, poi proseguo il mio viaggio.
Porca puttana la città e piena di cantieri, la strada
che dovrei imboccare è chiusa, la deviazione mi fa girare
in tondo per le vie del centro, non si capisce come uscire,
anche la strada alternativa che mi suggerisce il gps è
impraticabile a causa di un ponte chiuso. Ricalcalo il percorso
e San Garmin mi suggerisce un altro ponte fuori dalla città,
dovrò andare per le campagne e imboccare una via secondaria,
ma se è l’unico modo per attraversare il fiume
non ho alternativa. Seguo la rotta impostata dal gps e mi ritrovi
su una bellissima strada di campagna, di asfalto neanche l’ombra,
una bellissima strada bianca che passa in vari paesini, non
mi tiro indietro, d'altronde ho preso il gs anche per questo,
perché non conosce ostacoli. In viaggio in paesi del
genere non è affatto raro dover proseguire su strade
di campagna e questa moto non ne fa un problema, anzi….
e mi piace per questo! Faccio una decina di km e vista la strada
a questo punto spero di trovare un ponte decente, ma se esiste
sulla mappa allora ho buone speranze, intanto attraverso le
strade polverose di questi semplici paesini bosniaci, qualche
vecchietto mi saluta con la mano e io ricambio volentieri. In
lontananza scorgo una lunga struttura in ferro, è il
mio ponte, ci sono quasi.
Lo attraverso, sulle sponde ci sono dei ragazzini intenti a
pescare, subito dopo mi trovo in una specie di zona industriale
dimessa, ricomincia l’asfalto e onestamente avrei preferito
continuare sulla strada di campagna. Da qui posso imboccare
la M14, la strada che costeggiando sempre il fiume Una mi porterà
fin fuori dal paese in direzione nord-est. La guida dei locali
è molto lenta, avranno paura degli autovelox? Non mi
faccio spaventare e senza esagerare apro il gas fino alla sbalorditiva
velocità di 90-100km/h. Il fiume Una è uno spettacolo,
anche se ho fatto il pieno di paesaggi acquatici con i laghi
di Plitvice, non posso non soffermarmi a guardare il fiume che
scende insieme alla strada in gole ombrose, l’acqua è
veramente di un bel blu cobalto, e la vegetazione spontanea
che ricopre le rive e di un verde intenso. La strada segue il
fiume anche nelle gole, l’asfalto non è dei migliori
e soprattutto è un continuo incrociarsi con i binari
ferroviari, come due serpenti avvinghiati e tutte le intersezioni
sono completamente privi di barriere, niente semafori o passaggi
a livello, sta alla bontà dell’autista o del macchinista
rallentare ed eventualmente fermarsi ogni volta. Proseguo con
un occhio alla strada e uno al fiume, passo per Bosanska Krupa,
piccolo centro dove la vita sembra scorrere tranquilla, vorrei
fermarmi, ma non ho neanche i soldi per un caffè, sono
solo di passaggio e mi è sembrato inutile cambiare pochi
spiccioli, però quando vedo sti maialini che girano sullo
spiedo un po’ mi pento, purtroppo non credo che nessuno
vorrà mai kune croate. Con l’acquolina in bocca
archivio il discorso maialino e proseguo. Costeggio sempre il
fiume fino ad arrivare a Bosanski Novi, dove posso riattraversare
l’Una e rientrare nel nord della Croazia. Chiedo al mio
Gps quanti km mancano ancora per il confine, ma lui di Bosanski
Novi non ne ha mai sentito parlare, ma come? sei sicuro? Eppure
sulla mia vecchia cartina è segnata come una città
importante è anche marcata in grassetto! Il Gps di Bosanski
Novi non ne sa proprio niente. C’è qualche cosa
che non va, mi fermo scendo dalla moto e faccio il punto della
situazione, mentre consulto meglio la cartina, alzo lo sguardo
e oltre la cartina c’è una donna sulla sessantina
con lo sguardo fisso su di me. Ho un attimo di spavento, non
me lo aspettavo. La signora naturalmente non parla altro che
bosniaco e in qualche modo credo voglia aiutarmi, gli mostro
la cartina che tanto non capisce e gli chiedo “Bosanski
Novi?”, mi riponde Novi Grad, come Novi Grad? Poi capisco
che Novi Grad è il nuovo nome di Bosanski Novi, e questa
sul gps c’è!!! La gentile signora mi indica di
proseguire dritto, poi mi indica con il dito e dice “grad?”,
grad significa città, dopo vari tentativi capisco che
vuole sapere la mia provenienza, gli rispondo Italia e lei continua
a parlare e ad annuire con la testa, non riesco a stargli dietro,
credo che voglia augurarmi buon viaggio, la saluto e riprendiamo
le nostre strade. In poco tempo sono Novi Grad, anche questa
città mi piace, devo dire che ho maturato una buona opinione
della Bosnia. La dogana bosniaca è proprio in città
sulla riva del fiume, accanto alla piazza principale, di fianco
ci sono varie bancarelle di frutta e accanto la sbarra che segna
il confine. Mi precede un vecchio camion fumoso, ma i doganieri
mi invitano a passargli avanti, spengo la moto e con un doberdan
mostro il mio passaporto, devo aver detto doberdan talmente
bene che il funzionario continua a parlarmi in bosniaco, gli
dico che non capisco una parola, lui passa 5 minuti a guardare
e miei visti, uno per uno, spero che non gli dispiaccia quello
serbo o quello montenegrino. Alla fine gira in tondo un paio
di volte intorno alla moto e continuando a parlare in bosniaco
poggia la mano sulla sacca legata sulla sella passeggero. Non
capisco una mazza ma gli spiego che è solo attrezzatura
da campeggio, “tent” e “camping” lo
capiscono anche i cinesi. Lui con aria non soddisfatta continua
un discorso che non capisco, gli chiedo se parla inglese, appena
pronuncio la parola “english?”, con aria divertita
corre dal suo collega a pochi passi da noi e cominciano a ridacchiare
ripetendo “english!”, “english!” gli
chiedo che cazzo avranno tanto da ridere e dall’espressione
del suo collega mi sembra di capire qualcosa tipo:”noi
english?, ma secondo te se sapevamo l’inglese eravamo
ancora qua?”. Mi accodo anche io alle risate, il doganiere
mi da una pacca sulla spalla e mi invita a passare il confine.
Non me lo faccio ripetere due volte metto in moto e attraverso
il ponte, sull’altra sponda la dogana croata. Questi non
vogliono essere da meno, ma gentilmente si limitano a chiedermi
se trasporto alcool o sigarette, una veloce controllata ai documenti
e sono di nuovo in Croazia. Proseguo in direzione Glina, dista
circa 60km dal confine e sono 60km di assoluto nulla, solo una
strada malridotta che si inerpica su per i monti con qualche
tratto non asfaltato, non c’è anima viva, addirittura
in pieno giorno, saranno state le 13.00, un capriolo passeggiava
tranquillamente sull’asfalto, in 60km avrò incrociato
si e no tre macchine, una strada dove non vorrei mai restare
a piedi, però il paesaggio ha il suo fascino, natura
incontaminata e selvaggia. A Glina faccio il pieno in un distributore
dove il simpatico ragazzo alla cassa vorrebbe chiedere tante
cose, ma non riesce ad esprimersi in inglese, capisco solo la
domanda che riguarda la cilindrata della moto, gli scrivo quattro
numeri dietro alla scontrino 1 1 5 0cc, lui contento si sforza
ancora ma poi si arrende e tira fuori un nevermind. Proseguo
alla volta di Karlovac, da Karlovac chiudo l’anello a
Rieka, rientro in Slovenia e in poco tempo sono a Trieste, ma
come ormai mi piace dire “non è finita finchè
non è finita!!”, niente autostrada ritorno sul
carso triestino, rientro in Slovenia da un valico secondario
e vago ancora un po’, sosta a Branik in un bar frequentato
dai ragazzi del locale moto club, una birra con loro e in una
ventina di km sono a casa, scarico la moto e la metto a nanna
in garage, domani ti faccio una bella lavata, te lo meriti!!!
Due
giorni, circa 800km, 4 confini varcati, un bel fine settimana!!!
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