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II
giorno - 30.05.09
Notte tranquilla o quasi, io e Diego ci siamo esibiti in un
canto corale, ma a detta di tutti la sfida è finita a
suo favore, promosso con punteggio pieno al rango di capo russo.
Questa mattina, la pallida luce che filtrava dalla finestra
non ci ha dato molta soddisfazione è stato subito chiaro
a tutti che si poteva fare a meno di indossare la crema protettiva
anti UVA. Oggi entreremo in Rep. Ceca, non sono molti km, ma
la strada che abbiamo scelto piena di curve non ci consente
velocità elevate, peccato se non fosse per l’asfalto
viscido ci sarebbe stato da divertirsi parecchio. Alle 08.00
Sandro viene a darci la sveglia, la colazione è in tavola.
Ci alziamo in un momento e andiamo dritti nella sala da pranzo,
c’è già qualche ospite, la tavola è
imbandita con ogni ben di Dio e la signora gentilissima continua
a portare di tutto e di più. Ci sono due diversi tipi
di the, vari formaggi spalmabili, tra cui uno buonissimo al
gusto di kren (il kren è un composto ottenuto pestando
le radici di rafano), uova sode, burro fresco, marmellate, salumi
vari e tanto altro. Cominciamo a mangiare, c’è
tanta roba, ma tra tutto Diego si rifiuta di mangiare l’uovo
sodo, la signora resta abbastanza amareggiata e insiste affinché
Diego mangi quell’uovo sodo, ma niente da fare l’uovo
resta intatto nel suo piattino. Non vorremmo certo arrecare
un dispiacere così grave alla nostra premurosa padrona
di casa! Minacciamo il sig. Diego di non partire fino a quando
non avesse mangiato quell’uovo. Nonostante tutte le nostre
insistenze, l’uovo e sempre sul suo piedistallo e sembra
che almeno fin quando continueremo a fissarlo non ci sarà
verso di farlo scendere. Il rifiuto dell’uovo sodo è
un grave affronto, la signora non trova pace, alla fine cerchiamo
di distrarla dandogli i soldi della camera, per un momento sembra
funzionare, ma subito dopo ci chiede se al ritorno passeremo
di nuovo da lei. Probabilmente vorrà preparare la sua
vendetta, in quel caso non vorrei proprio essere nei panni di
Diego. Carichiamo le moto e dopo i saluti finali siamo pronti
per partire, le strade sono ancora bagnate, il cielo è
coperto, ma per il momento non piove, questa è già
una buona cosa. La prima tappa la facciamo in città presso
il punto vendita di Louis dove Sandro fa qualche acquisto. Si
riparte, mancano ancora 250km, comincia un continuo saliscendi
tra colline e boschi, i paesaggi sono stupendi e senza dubbio
con un po’ di sole li avremmo apprezzati molto di più.
Proseguiamo con calma senza farci intimorire delle nuvolacce
nere che ci circondano e prima delle 13.00 siamo sul confine
Ceco. Subito appaiono i primi venditori di chincaglierie, tra
loro ci sono anche numerosi cinesi, ci fermiamo solo il tempo
necessario a cambiare qualche euro, ma ci rendiamo conto che
è venuto anche il momento di indossare le tute antipioggia,
ricomincia! Subito comincia a diluviare, una breve sosta per
la benzina e via per la campagna boema, uno spettacolo anche
con questo tempo di merda. Con calma raggiungiamo Pils, bella
cittadina, anche se pensavamo fosse molto più piccola.
Fermi ad un incrocio a consultare cartine e gps alla ricerca
di un infopoint, veniamo agganciati da un simpatico ragazzo
che si offre di darci tutte le informazioni necessarie, che
gentile. Dirigiamo verso la piazza principale e mentre Sandro
e Dino fanno buona guardia alle moto, io e Diego in missione
diplomatica ci inoltriamo nell’isola pedonale. L’infopoint
è posto proprio di fianco alla cattedrale; la ragazza
dietro al banco è molto cortese, ascolta con attenzione
tutte le nostre richieste e ci consegna un raccoglitore con
tutte le pensioni della città dove sono specificati anche
i vari servizi offerti, ci invita ad accomodarci ad una scrivania
e a fare la nostra scelta. Dopo un paio di tentativi falliti
troviamo l’alloggio che fa per noi, la pensione P, si
chiama proprio così “pension P”, in seguito
notiamo che molte attività sono chiamate semplicemente
con una lettera. Prenotiamo immediatamente e ci dirigiamo subito
verso la nostra dimora temporanea.
pensione
P
coordinate GPS: N49 44.777 E13 23.221)
Borsa ul. 7-9- Plzen, tel. 377 423 681 fax 377 423 710
Non
è stato affatto difficile trovarla, al nostro arrivo
ci stavano già aspettando e magicamente si spalanca il
portone e senza dire una parola siamo invitati ad entrare e
a parcheggiare le moto nel cortile interno, un posto sicuro,
proprio quello che volevamo. Scarichiamo in un momento le povere
moto che adesso si godranno il meritato riposo e prima di salire
a vedere le stanze ci concediamo una buona birretta alla spina.
Il ragazzo alla reception è giovanissimo, eppure ha l’aria
seria e professionale. Dopo un paio di birre decido di andare
su per una doccia rinfrescante, la nostra camera è ampia
ed accogliente, abbiamo anche uno stereo e la tv. Purtroppo
ho dimenticato di scaricare la borse contenente le ciabatte
e le scarpe, mi tocca tornare giù, ma come si sa il pericolo
è sempre in agguato, così passando davanti al
bancone del bar incontro Sandro intento a rinfrescarsi l’ugola,
cedo alla tentazione e gli faccio compagnia con un paio di birre
fresche; intanto che aspettiamo che i nostri compagni di stanza
liberino il bagno, è meglio non perder tempo! Il ragazzino
capisce subito che siamo dei professionisti e appena scolata
la prima ci chiede subito ‘ancora una signori?’.
Ora, ne Sandro e tantomeno io siamo persone cattive e spietate,
come potremmo negare il nostro aiuto a quel ragazzo che ha bisogno
di far pratica con la spina della birra? Se non impara al più
presto potrebbe essere licenziato e tutta la famiglia potrebbe
non avere i soldi per comprare da mangiare, al nonno servono
le medicine… no no no non ce la sentiamo, non vogliamo
essere proprio noi la causa di tutto questo, così ordiniamo
subito ancora un paio di birre. Nel frattempo scendono Dino
e Diego e ci danno il cambio dando anche loro il loro contributo
ad una così nobile causa. Una doccia ci voleva proprio,
faccio con calma e alle 19.00 siamo già in giro per la
città. Come abbiamo notato anche in altre cittadine,
anche qui per strada c’è poca vitalità,
le strade sono larghe e poco trafficate, tanti tram e ambulanze
in circolazione. Facciamo un giro nella piazza principale, molto
spaziosa, e molto belli i palazzi che vi si affacciano, ci inoltriamo
per i vicoli, scattiamo qualche foto. Dopo un po’ sentiamo
un elicottero che si avvicina a bassissima quota e sorvola ripetutamente
il fiume. Andiamo sul ponte per vedere cosa sia successo, c’è
tanta gente che assiste, si tratta di un salvataggio, stanno
recuperando delle persone a mollo nel fiume, non capiamo bene
se si tratta di un’esercitazione o di una storia vera.
Ma cosa molto più interessante, sentiamo della musica
oltre il ponte, ci avviciniamo e notiamo che sotto la campata
è in corso una piccola festa popolare, non possiamo certo
mancare! Un piccolo palco allestito alla buona ospita una specie
di country band ceca composta da chitarre violini e batteria,
c’è anche un vecchietto che cucina spiedini e wurstell
alla brace. Non può mancare una baracchetta di zinco
dove si spinano vari tipi di birra. Mentre un signore un po’
alticcio si dimena al suono dei violini, noi cerchiamo di accaparrarci
quattro buone birre, sembra facile… ma è più
complicato del previsto ci sono diverse varietà e non
riusciamo a capire quale sia la differenza, inoltre il tizio
dietro la spina non vuole darci una birra a caso, ma vuole sapere
proprio quale di preciso intendiamo bere. Ci viene in soccorso
un grande intenditore che passava di li per caso, un poliglotta,
ma dopo qualche minuto di discussioni non abbiamo capito un
cazzo né in italiano, né in inglese e tantomeno
in tedesco (eppure Sandro, essendo trentino, il tedesco lo parla
molto bene). Facciamo finta di avere capito tutto e alla fine
ordiniamo a caso, ma con aria convinta e finalmente ci viene
servita quella che secondo il parere unanime è la migliore
birra ceca. Ascoltiamo con piacere il concertino che alla fine
sfocia in una breve rievocazione medievale. Quando tutto si
è ormai concluso risaliamo sul ponte in cerca di un posto
per la cena. Proviamo nel ristorante del museo della birra,
ma non c’è posto, ripieghiamo in un altro proprio
li di fianco di cui a dir il vero non restiamo favorevolmente
colpiti. Dopo cena passeggiata notturna, ci fermiamo a bere
una birra e una bekerowska al “platano”, un bel
posticino dove servono piatti molto appetitosi, ci ripromettiamo
di tornarci anche per la cena di domani sera. Dopo un paio d’ore
portiamo le nostre stanche ossa verso la pensione P, facciamo
un ultima tappa in un bar nelle immediate vicinanze; al rientro
stanchi si dorme bene.
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