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 Mercoledì 25, VI giorno

Mi sveglio ed il solo pensiero di dover trascorrere ancora una giornata di mare mi rende nervoso, comunque questa notte ho dormito veramente molto, però sti loculi non sono male! Mi rincuora il fatto che oggi la Norrona farà scalo alle isole Faroe, quindi potremo sbarcare per un paio d'ore e sgranchirci le gambe. La mattina la dedico tutta a a scrivere e al relax, mi trovo una poltrona accanto ad un oblò e comincio le mie attività. Dino dorme ancora, ha deciso di collaudare il loculo secondo gli standard Iso 9000. alle 12.30 andiamo al self-service per mangiare qualche cosa e per ingannnare il tempo che sembra non voler passare mai. Spendiamo circa 11€ a testa, ma ci accorgiamo troppo tardi che la bastarda alla cassa ci ha infilato nel conto un thè ed un caffè che non abbiamo mai preso. Stronza, e questa non è la prima volta! Questa notte la Norrona ha fatto scalo anche in Scozia, ma stavo dormendo e non me ne sono neanche accorto, peccato. È ancora troppo presto per sbarcare alle Faroe, così per non marcire sul ponte, me ne torno in cuccetta per riposare un po', accendo l'mp3 e spero di dormire fino alle 19.00. dormo un paio d'ore abbondanti e ne sono felice. Ritorno nelle zone comuni per ascoltare i soliti concerti di country americano, cantati egregiamente da una ragazza dai lineamenti orientali, che ormai seguo quotidianamente più volte al giorno, tanto che ultimamente anche ci salutiamo nei corridoi della nave, visto che sono diventato un suo accanito sostenitore. Miracolosamente arriviamo alle Faroe, Torshavn, la capitale, è molto pittoresca e finalmente entriamo nell'atmosfera delle cittadine costeriere del nord. Sulla nave soffia un vento gelido e sono costretto ad indossare la mia fida giacca da moto. Alla reception mi assicurano che la Norrona resterà in porto per 1 ora e 15 min, ma a me sembra troppo poco vista la quantità di mezzi e merci da imbarcare e sbarcare. Scendiamo a terra e cominciamo ad esplorare la zona che circonda il porto, veramente un altro pianeta, la calma e la tranquillità qui si respirano a pieni polmoni. Dobbiamo fare tutto di corsa, saliamo sul piccolo faro che domina il porto e troviamo dei vecchi cannoni ancora puntati verso il mare a protezione della cittadina. Camminando per le vie del paese mi fermo più volte ad osservare le tipiche case dipinte di rosso con il tetto aguzzo in torba; qui quasi non esistono tende alle finestre, tutto è pulito e molto accogliente. Sembra un posto molto tranquillo, uno di quelli dove si vorrebbe passare la vecchiaia. È qui che si imbarcano i grandi furistrada, c'è anche un gruppetto di moto, per la maggior parte le targhe sono tedesche, ma ci sono anche polacchi, olandesi, danesi e 1 o 2 italiani. Poco distante dal molo noto un fornito chiosco di hot-dog ed hamburger, visto che ormai mangiamo hot-dog molto di frequente, decidiamo di variare la nostra dieta portandoci via 4 gustosi hamburger, anche perchè qua costano molto meno che sulla nave. Purtroppo la graziosa ragazza del chiosco, non accetta le nostre carte di credito, quindi sono costretto a fare i 200m a ostacoli per andare a prelevare un po' di contanti al bancomat più vicino, nel frattempo Dino corre al duty-free per accaparrarsi qualche birra. Ritorno al chiosco per ritirare il mio premio, la nave è ancora in porto, meno male. Finalmente si riparte, non che mi dispiaccia rimanere ancora qua, ma solo che prima partiamo e prima arriveremo in Islanda. Una nuvola di gabbiani comincia a seguire la scia della nave sperando di poter recuperare qualche pesciolino tramortito dai possenti motori. Loro avranno la loro cena, ma anche noi abbiamo la nostra; ci sediamo sul ponte e ci gustiamo i nostri hamburger mentre la nave lascia il porto. Siamo arrivati qui dalla Scozia, quindi da sud e proseguiamo verso nord; questa rotta ci porta a costeggiare le stupende coste delle Faroe. Un paesaggio mozzafiato: scogliere alte a picco sul mare, un verde così vivido che non si era mai visto prima, qualche piccola casetta isolata, qualche pecora che bruca sulle cime, faraglioni e scogli. Scatto un bel po' di foto, anche se so che non renderanno mai la bellezza di questi paesaggi. Come me, chiunque sulla nave sia in possesso di una videocamera, una fotocamera o anche un semplice binocolo, si precipita fuori ad immortalare il momento. Anche alcune ragazze dell'equipaggio, che avranno fatto la traversata decine di volte, non restano indifferenti a questo spettacolo, sono sul ponte anche loro. È quasi il tramonto, il vento è forte e pungente, tanto che devo abbassarmi il berretto sulle orecchie e tirarmi su il collare da moto oltre il naso, sembro una mummia ma con le mani viola per il freddo. Se questo è solo un anticipo di ciò che ha da offrire l'Islanda non so se sopravviveremo all'impatto. Tutti sono emozionati e superentusiasti, anche il mio amico norvegese, che mi chiede cosa ne penso. Io gli rispondo che è 'tutto molto bello', lui replica che è 'bellissimo', io ribatto con 'stupendo', lui di 'meraviglioso', insomma ne consegue una specie di gara nel riuscire a trovare l'aggettivo più esagerato per descrivere una tale bellezza della natura. Alla fine gli infilo una sfilza di superlativi e vinco la partita. Dino è tornato vittorioso con le birre, io saluto il norvegese, lo raggiungo e ci sgargarozziamo le birre seduti comodi in poltrona vista mare. Metto l'orologio indietro di due ore per adeguarmi all'ora islandese, ora segna la mezzanotte. Non c'è più nessuno in giro e ne approfitto per farmi una lunghissima doccia bollente prima di andare nel loculo. Schiaccio play sul lettore mp3 e via dritti fino al mattino.

 

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