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Mercoledì 2, XIII giorno


Ci svegliamo come al solito intorno alle 08.30, il tempo di stiracchiarsi e realizziamo subito che oggi sarà una giornata più fredda del solito. Oggi cominciamo l'avvicinamento a Seydensfjordur, riprendiamo la strada N°1 in direzione Elgyssadir, circa 170km. La strada è molto bella, si viaggia nel mezzo di una zona semidesertica, imbocchiamo per un breve tratto la pista dell'ASKJA, giusto per vedere com'è e per fare qualche foto ad una isolata montagna posta nel centro di una radura sabbiosa. Torniamo sulla N°1 e guidiamo un po' inclinati per contrastare la forza del vento che ci spinge dalla parte opposta. Dopo poco comincia anche la pioggia e anche la nebbia fa la sua comparsa. Oggi non ci và bene, proprio per niente! Il paesaggio cambia quasi improvvisamente, comincia a diventare più verde e si intravedono nella nebbia vari cigni selvatici, ma con questo tempo non volano neanche loro. Arriviamo ad Elgyssadir poco dopo l'ora di pranzo e ci fermiamo ad asciugarci e a mangiare qualche cosa in una stazione di servizio-tavola calda. Stranamente oggi incontriamo altri motociclisti islandesi, qualcuno viene a chiederci di dove siamo e che giro abbiamo fatto, sono molto cordiali. Gli chiedo se magari oggi c'è un motoraduno in zona e mi rispondono che ce ne sarà uno questo fine settimana a cui naturalmente siamo subito invitati. Gli spiego che non sarà possibile per noi parteciparvi visto che la nostra nave salpa domani; peccato mi sarebbe piaciuto veramente tanto fare anche questa esperienza. Strizzo i guanti ed è già ora di ripartire, se vogliamo trovare un alloggio a Seydensfjordur bisogna sbrigarsi. Arrivati in paese seguiamo l'indicazione per l'ostello che troviamo fuori città in una bella costruzione in legno, anche l'interno è tutto in legno, le finestre ampie con vista sul fiordo, la sala comune è calda ed accogliente. Mi tolgo l'antipioggia e gli stivali, come usanza in tutte le case islandesi si entra scalzi, percorro il lungo corridoio, ma la reception è chiusa, mi sento tirare da dietro, indovina chi è? Non il romano, ma il vecchietto tedesco in bici che abbiamo incontrato il primo giorno nella fattoria, e come quella volta anche qua fa gli onori di casa. Mi indica dove bussare, ma non ottengo nessuna risposta. Nel frattempo arrivano due ragazzi danesi, anche loro motociclisti, anche loro bagniti zuppi e anche loro in cerca di una branda. Intanto l'amico tedesco mi indica su di una cartina fotocopiata che in centro dorebbe esserci un altro ostello, ci fiodiamo in cerca di miglior fortuna. Dopo un paio di tentativi lo troviamo, stessa procedura, su gli stivali, giù gli stivali, entro e provo a chiedere informazioni agli ospiti della struttura che mi avvisano che qui non c'è una reception ma che potrò avere maggiori informazioni dalla ragazza che ha la camera in fondo al corridoio. Busso, entro e una simpatica ragazza islandese mi accoglie con un thè caldo e mi spiega che la reception è dall'altra parte del fiordo, praticamente dove eravamo prima, e che aprirà alle 17.00. La ringrazio, ma non berrò il thè con lei visto che Dino e fuori sotto la pioggia e che dobbiamo riuscire ad accaparrarci due brande prima che i posti si esauriscano; oggi è mercoldì e tutti quelli che domani dovranno imbarcarsi sono in paese in cerca di un alloggio. Ritorniamo all'ostello ed anche se non sono ancora le 17.00 troviamo la reception aperta. Via di nuovo gli stivali, che palle!!! Ad accoglierci con modi gentili ed una faccia sorridente una ragazza indiana, ci riserva due letti, ma non accetta le nostre carte di credito, ma solo quelle con i numeri in rilievo. Mi manda a prelevare ad un bancomat, ma mi assicura che i due letti sono già nostri. Su gli stivali, vado prelevo e ritorno. Giù gli stivali, pago e mi vengono assegnati 2 letti nella stanza numero 6 situata nell'altro caseggiato in centro,ok. Su gli stivali, si ritorna in centro, andiamo finalmente ad insediarci nella camera 6. Di nuovo giù gli stivali, non ce la faccio più la prossima volta che vengo in islanda porterò solo le ciabatte. Siamo in camera con i due danesi, e oltre la stanza dividiamo con loro anche il lunghissimo termosifone su cui asciughiamo di tutto. I due dall'aria un po' burbera si riveleranno molto simpatici ed amichevoli. Subito una bella doccia calda,(ci voleva proprio!) e poi approfittiamo per visitare il paesino. Non troviamo niente di entusiasmante a parte il negozio Vinbau, il posto dove vendono le birre e i suoperalcolici. Compriamo subito 6 lattine di birra Viking che beviamo in parte subito ed in parte durante la cena in una stazione di servizio, hamburger e patate fritte che qua mangiano tutti con coltello e forchetta, come faranno? Io mi rifiuto e mangio tutto con le mani come sono solito fare. Finita la cena e le bibite decidiamo di andare a bere due digestivi in uno scantinato con bar musica e internet gratis, passiamo una mezzoretta, il posto chiude alle 22.00. Meglio così perchè siamo costretti ad andar via, abbiamo così l'occasione di trovare il più bel bar islandese, proprio sul porto, l'atmosfera è molto intima, le luci soffuse, c'è la spina delle birra ma non funziona, in compenso almeno hanno la birra in bottiglia. Assaggiamo una buona birretta che fanno proprio qui in paese si chiama 'El grillo'. È qui che facciamo la conoscenza di una coppia di norvegesi, ci scambiamo opinioni sull'Islanda, durante la discussione ci dicono che loro abitano tutto l'anno in barca e adesso sono qua in camper. Assaggiamo il Brennvin, un distillato locale fatto con patate e aromatizzato con il sesamo, non male. Ancora una birra e andiamo a letto. La stanza sembra un forno crematorio questa notte si dorme sopra il sacco a pelo.

 

 

 

 
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