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 Domenica 29, X giorno

mi sveglio tardi, come mi aveva assicurato la guida, tante ore in pozza fanno dormire bene, mi aveva detto, ed è vero. Con un occhio mezzo aperto sbircio dalla finestra: cazzo fuori sta nevicando di brutto, sono un po' preoccupato visto che abbiamo ancora un pezzo di pista da fare e con il bagnato può trasformarsi in una fangaia infernale. Comunque... beviamo un buon thè caldo e per compensare la mancata cena di ieri mi preparo anche due fette di pane e nutella. Ricarico la moto e chiedo alla guida del rifugio se possono darci un po' di benzina. Nessun problema, uno di loro ci fa strada in jeep e ci porta sulla sommità della collina dove un vecchio container funge da deposito di benzina, riusciamo a riempirci per bene i serbatoi. I ragazzi del rifugio sono stati grandiosi, salutiamo tutti, in particolare il nostro nuovo amico romano augurandogli buona fortuna, lui ricambia. Sulle montagne continua a nevicare, la strada è bagnata ma non molto scivolosa, poi la neve diventa pioggia e la strada migliora nettamente, riusciamo a raggiungere gli 80km/h. Arriviamo a BLONDUOS r proseguiamo per fare il giro della penisola, anche qua tutte strade bianche. Incontriamo un pastore dai lineamenti indiani che con il suo quod porta nel recinto una mandria di mucche, appena ci vede arrivare comincia a fare testacoda e a manifestare la sua abilità alla guida del suo mezzo a quattro ruote, fino a quando volendo tentare una manovra al limite delle possibilità umane, si cappotta rovinosamente. Il quod si avvita su se stesso ed entrambi finiscono nel fossato di fianco alla strada. Visto l'accaduto immediatamente ci fermiamo e penso “oh cazzo no!!!! E adesso come cazzo si chiamerà l'ambulanza e soprattutto che cazzo gli dico? Dove siamo?” Intanto mi precipito nel fossato ma il ragazzo si è già rialzato da solo e sta tentando di rimettere in moto il quod che ha il selettore del cambio bloccato. Alla mia domanda “tutto ok? Stai bene?” lui mi risponde “niente di grave, ci sono abituato!” e li mi esce spontaneo un gran vaffanculo, lo aiuto a ritornare in strada e proseguiamo. Le scogliere da queste parti sono fantastiche, a strapiombo sul mare, tanti cavalli che a volte corrono paralleli a noi e pecore che tentano di suicidarsi sotto lo mie ruote. Ne sono sempre più convinto: la pecora non è un amimale intelligente. Ci dirigiamo verso AKUREYRI, la seconda città dell'isola, ma che in realtà è un paesotto di provincia. Piove ancora, ci fiondiamo verso l'ostello e alla reception chi troviamo? Sorpresa, l'amico romano conosciuto sulla F35, arrivato fin qui in bus, una strana coincicenza. Prendiamo una camera, ma prima chiedo di usare un pc per poter leggere le email, mi viene risposto che non c'è nessun problema, passo una mezz'ora al computer prima di andare in camera. L'ostello è bellissimo, ben attrezzato, pulitissimo e l'accoglienza è eccezionale. Ci concediamo una doccia e usciamo un momento per comprare qualche birra, ma oggi è domenica e alla vicina stazione di servizio troviamo solo la solita birra a 2.5 gradi, per oggi ci va bene anche questa. Torniamo all'ostello per cucinarci una buonissima cena a base di penne al salmone in busta knorr. Dopo cena facciamo un giro per il centro dove troviamo ancora il nostro amico romano. Anche se la guida Routard descrive questa cittadina come un posto brulicante di vita e divertimenti, sarà perchè è domenica, ma a noi sembra un mortorio. Giriamo un po' per il porto e torniamo in ostello a riposare.

 

 
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