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Sabato
Ho dormito bene sul mio lettone con 20 cuscini, alle 08.00 siamo
già pronti per la colazione a base di affettati, formaggio,
pane, burro, marmellate, caffè e succo d’arancia.
La nostra padrone di casa ha sempre un bel sorriso e ci mette
subito di buon umore. Ricarichiamo le moto e siamo pronti alla
partenza, non prima però di esserci intrattenuti ancora
qualche minuto con la nostra brava padrona di casa, ci avverte
che ormai a Gerlos piove ogni giorno da 40 giorni, ci raccomanda
di andare piano perché le strade sono bagnate e scivolose,
e quasi si scusa per il tempo di merda che abbiamo trovato dalle
sue parti. Alle 09.30 ultimi saluti e si riparte, l’obbiettivo
è Garmish, dove contiamo di arrivare per ora di pranzo.
Dopo aver lasciato Gerlos attraversiamo qualche banco di nebbia,
ma una volta scesi a valle la visibilità torna buona,
viaggiamo con calma, costeggiamo il lago di Achensee, quello
di Sylvensteinsee e come previsto per ora di pranzo siamo a
destinazione. Quest’anno il raduno è preso d’assalto
da un’infinità di bmwisti, tanto che abbiamo difficoltà
anche a trovare un posto per piazzare la tenda, al primo tentativo
ci dicono che il campeggio è full, di provare nell’area
successiva. Procediamo in prima con continui stop and go per
adattarci all’andatura della colonna di moto in cui siamo
incanalati. La mia lolita comincia a spazientirsi ed io con
lei, Dino non ne parliamo proprio. Arriviamo al secondo campeggio,
anche questo con una densità di popolazione che farebbe
invidia alle favelas brasiliane, qui capiamo che a differenza
degli altri anni, viene richiesto il pagamento di 7,50€.
Comunque preferiamo allontanarci un poco dalla bolgia e ritorniamo
al primo campeggio, questa volta senza passare dall’ingresso,
ma lo aggrediamo dalle spalle. Qui l’aria è più
vivibile, non si sta incollati l’un l’altro e questa
è una gran bella cosa, paghiamo i 7,50€ a testa,
ma poi ci chiediamo il perché visto che qui non c’è
nessun servizio, non dico una doccia calda, ma almeno un cesso
sporco si. Va bene lo stesso. Appena piantato l’ultimo
picchetto comincia a piovere, oggi sarà un’alternanza
di pioggia e sole, ma non ci scoraggiamo e ci catapultiamo nell’area
del raduno. La prima cosa da fare è parcheggiarsi sotto
un bel tendone e approfittare per bersi una bella birra accompagnata
da un ‘taralluzzen’, aspettando che il temporale
si plachi. Dopo una mezz’oretta rispunta il sole e siamo
pronti a vagare tra i vari stand. Tante cose interessanti, anche
se avrei preferito qualche attenzione in più rivolta
al viaggio e ai viaggiatori che tra i Bmwisti certo non mancano,
e non i soliti seppur interessanti pezzi di ricambio, accessori
e trasformazioni. Comunque il pomeriggio passa veloce tra stand
e dimostrazioni, intervallati da un temporale e l’altro.
E’ quasi ora di cena ma il tendone dedicato alle cibatorie
è pieno zeppo e non s trova posto neanche a pagarlo oro,
decidiamo così di andare a mangiare alla baita di fronte
agli impianti di risalita. Anche qui c’è molta
gente ma riusciamo a condividere un tavolo al coperto con altre
quattro persone. Io prendo la mia solita wienersnitzel, nel
frattempo è anche finito l’ennesimo temporale.
Usciamo per cedere il posto a qualche altro bisognoso e prima
che ricominci a diluviare cerchiamo di guadagnarci un posto
in piedi all’interno dell’affollato tendone, i concerti
sono appena cominciati e l’euforia che assale tutti è
incredibile. Scatto un po’ di foto e mi gusto la mia birra,
subito un tedesco in preda ad un attacco di felicità
estrema mi stringe la mano e comincia a parlare come se fossimo
vecchi amici che non si vedono da decenni, quasi una carrambata.
Io non capisco una parola, ma annuisco e lo lascio sfogare,
solo a conversazione finita quando mi vengono rivolte delle
domande confesso che non ho capito una mazza, il mio interlocutore
non si scoraggia e ricominciamo la conversazione un inglese,
ma un po’ per la musica alta un po’ per la birra
bionda mi sembra che l’unica cosa certa sia che l’inglese
del mio nuovo migliore amico sia peggiore del mio! Ci capiamo
poco ma in compenso i brindisi e le strette di mano si sprecano.
Vengo presentato a tutta la sua allegra combriccola, tutti simpatici
e sempre pronti a far partire un brindisi a sorpresa. Dino si
dimena come non mai, come tutti del resto, sono tutti in piedi
su qualsiasi cosi sia più elevata del pavimento, chi
sulle panche, chi sui tavoli, chi sulle transenne, ovunque gente
che brinda e che balla, anche chi ormai non è più
giovanissimo fa la sua porca figura. Festeggiamo finchè
si può, cioè fino alla fine, poi i mi trattengo
ancora una mezz’oretta per l’ultima birra e Dino
si avvia verso la tenda, ma ci ritroveremo più tardi
al buio di fianco alle nostre moto con un ultima birra in mano.
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