VII
giorno
10.08.07 Ulcinj-Kotor
In questo posto un po' fuori dal mondo abbiamo dormito veramente
bene, siamo tutti freschi e rilassati. Ci secca un po' partire,
ma the show must go on.... paghiamo il dovuto e ci rimettiamo
in sella.
La meta di oggi è Kotor, ovvero le Bocche del Cattaro,
l'unico fiordo naturale del Mediterraneo. In realtà non
siamo molto distanti, e poiché non ci piacciono le cose
troppo facili, decidiamo di allungarla un po', percorriamo così
delle stradine di montagna che ci portano in paesini davvero suggestivi,
osserviamo dall'alto il lago di Skutari, un paesaggio davvero
eccezionale. L'asfalto non è dei migliori ma il panorama
è davvero mozzafiato, tanto che perdo di vista il livello
della benzina, e quando mi accorgo di essere in riserva è
ormai troppo tardi per tornare indietro. Odio vedere quella maledetta
spia gialla accesa davanti a me, ma andiamo avanti, tanto con
me ci sono i miei due fidi compagni di viaggio. La strada prosegue
sinuosa in mezzo a rocce e arbusti, incontriamo solo capre al
pascolo, ma scendendo verso valle, degli strani pedoni che ci
chiedono la precedenza, sono delle tartarughe, abbastanza frequenti
da queste parti. Finalmente trovo un distributore e con gioia
immensa faccio il pieno di benzina, mi stanno quasi 21 litri,
il che vuol dire che sono arrivato per miracolo, strizzando anche
il filtro della benzina e i carburatori. Che sollievo!!! Si riparte
seguendo le nostre solite stradine alternative, costeggiamo un
torrente fino ad arrivare in un baretto sull'acqua; caratteristico,
ma l'oste ci chiede di pazientare un momento fino a quando non
avrà finito di tagliare con una grossa mannaia, la carpa
appena pescata, servirà credo per la cena. Relax totale.
Ripartiamo e cominciamo di nuovo a salire in quota, attraversiamo
paesi dove il tempo sembra essersi fermato ad almeno 60 anni fà,
tutto ciò mi conferisce un gran senso di pace e serenità.
Sicuramente qui la vita è dura e fatta di stenti, ma i
volti che si incontrano di tanto in tanto, sono così rassicuranti
e sereni che denotano una vita in perfetta sintonia con la natura
aspra di questi monti; gente che vive di poco, e quel poco gli
basta per non chiedere il superfluo. Arriviamo su un altro passo,
la strada migliora considerevolmente, le curve sembrano disegnate
per cullare i motociclisti, siamo nel Lcven Nac. Park e sotto
di noi ci si aprono le Bocche del Cattaro. Una veduta che da sola
vale quasi il viaggio, scatto un bel po' di foto con la speranza
che almeno una riesca a catturare la pacata atmosfera che sprigiona
questo posto. In alto svettano col loro mantello candido le cime
rocciose, intervallate da qualche pennellata di verde, scendendo
a valle le conifere sempre più numerose ricoprono tutto
con il loro verde intenso, e ancora più giù il blu
intenso del fiordo, un blù talmente intenso che fa supporre
che si tratti di un'insenatura molto profonda, ma allo stesso
tempo grazie anche alla tranquillità dell'acqua sembre
che questa sia talmente densa da essere quasi allo stato gelatinoso.
Dopo essere stati per un po' in contemplazione mistica, scediamo
nel fiordo, stando attenti ai numerosi ciclisti che frequentano
questa strada panoramica. Arrivati in porto scopro che la città
è di tipico stampo veneziano, ma quello che proprio non
mi aspettavo è di vedere ormeggiati in porto dei mega yacht
ultra lusso. Parcheggiate le moto nel piazzale antistante il porto
oltrepassiamo le mura cittadine per fare un breve sopralluogo
della cittadina. Molto bella, c'è tanta gente ai tavolini
dei bar, i negozietti, i ristorantini, mi sembra proprio di essere
tornato nel mondo civile, in quella parte di mondo che in fondo
in fondo è quello di tutti i giorni. Questo mi rattrista
molto, anche perchè segna la fine del viaggio. Comunque
non perdo occasione di fare un po' il cretino con tre ragazze
credo inglesi, e dopo qualche fragorosa risata torniamo in sella
per cercare un posto per la notte. Campeggi non se ne vedono così
cerchiamo una camera, ma sempre lo stesso problema per una o due
notti niente da fare. Costeggiamo il fiordo, niente di niente.
Finalmente una ragazza ci dice che sull'altra sponda ci sono sicuramente
almeno due campeggi: non chiedevamo di meglio!!!! La sponda est
è molto più popolare, finalmente troviamo i due
campeggi, sono uno di fianco all'altro. Noi ci siamo fermati nel
primo è più grande e c'è anche un bar-ristorante.
Ci sistemiamo e i nostri vicini ci avvertono di picchettare bene
le tende perchè la notte precedente c'è stato il
diluvio universale. Detto fatto. Come al solito ci trattengono
i passaporti, così cerco di spiegare che io parto domani
mattina presto e posso pagare in anticipo pur di non aspettare
il check out. Mi viene detto di non preoccuparmi perchè
mi avrebbero fatto il favore di aprire alla 07.00. Ok, speriamo
bene, non so se ci siamo capiti.
Torniano indietro in moto per trascorrere la serata a Kotor. Cena
a base di insalata greca e la solita grigliata mista e poi passaggiate
a volontà per le vie della cittadina. C'è tantissima
gente che affolla i tavolini dei bar, tutto è molto ordinato
e pulito siamo nel 'salotto buono' del Montenegro. Dopo aver fatto
km per i vicoli siamo tutti cotti e decidiamo di tornare in campeggio,
dove ci fermiamo a sorseggiare qualche pelinkovac (un amaro diffuso
in tutti i Balcani) prima di andare a dormire. Per cominciare
ordiniamo due pelinkovac e una birra cercando di esprimerci in
lingua locale, così apprezzando il nostro sforzo linguistico
la barista si complimenta con noi per l'ottimo montenegrino, in
realtà sappiamo dire solo quello, ma basta per renderci
simpatici agli occhi della simpatica ragazza. E' ora di andare
a dormire, domani lascerò i miei amici e proseguirò
per Dubrovnik, sperando di trovare posto su un traghetto per Bari.

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