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V giorno
08.08.07 Struga-Sutomore (passando per l'Albania)

Ci svegliamo per le 09.00, la giornata è bellissima, oggi ci attende l'Albania. Credo che questo sia il paese che mi preoccupa di più, più del Kossovo. Se ne sentono tante sugli albanesi, gente cattiva, spietata, che non esita a farti fuori per una manciata di euro, e questo in Italia, figurarsi in Albania. Una canzoncina che mi hanno insegnato da militare diceva "sempre più avanti bisogna andar...", e dopotutto la voglia di vedere una realtà finora solo immaginata, come quella albanese mi stimola molto, quindi...
Facciamo colazione in albergo all'aperto giusto per assorbire l'energia positiva del sole, frittata, uova e caffè. Paghiamo il dovuto e a malincuore salutiamo il nostro nouvo amico 'clandestino' che ci congeda con forti strette di mano e un velo di tristezza cala sulla hole dell'hotel. Le moto sono apposto, una controllata veloce all'olio, e andiamo a fare benzina con gli ultimi dinari rimasti in tasca.
Costeggiamo il lago e a pochi km ci attende il confine albanese. I posti di confine oltrepassati fino ad ora sono stati molto modesti, poco più di un piccolo caseggiato con un paio di punti di controllo, qui invece hanno voluto fare le cose alla grande. La costruzione assomiglia molto ad un autogrill, di quelli che in Italia attraversano l'intera autostrada, ma molto più fatiscente, le stanze arredate alla buona e i muri scalcinati. Il doganiere che ci accoglie a solo due v sul braccio, come quelle dei caporali in Italia ma è agghindato e fiero come un alto colonnello dei corazzieri. Questa è sicuramente la frontiera dove abbiamo perso più tempo, credo di averci impiegato almeno un ora abbondante, che per una moto è parecchio. Non vogliamo stuzzicarlo, quindi da bravi bambini facciamo uno straccio di coda composta da non più di quattro auto. Tocca a noi, ci prendono i passaporti ma nessuno li controlla, sono solo poggiati sulla scrivania al di là del vetro, al momento si pensava a un guasto tecnico, visto i pc datati che avevano in guardiola, o peggio a problemi con i nostri passaporti. In realtà l'adetto era solo stanco di stare seduto e se ne stava fuori a prendere una boccata d'aria e a scambiare cazzate con un suo collega. Quando si dice efficenza albanese. Finalmente si degna di darci uno sguardo mi chiede anche i documenti della moto e l'assicurazione, adesso ha tutto in mano lui, e mi fa accomodare allo sportello successivo dove praticamente una gentile signora mi frega 10 euro, per qualche cazzo di tassa doganale; mi restituisce il libretto, ma per riavere il resto dei documenti devo prima passare a stipulare un'assicurazione di frontiera perchè la mia non copre l'Albania. Non sò se gli albanesi abbiano un'assicurazione obbligatoria, visto che alcuni girano anche senza targhe, comunque... Altro sportello, altra fila. Prima di me è toccata a Dino poi doveva esserci un giovane albanese e poi io. Per Dino occore circa mezz'ora per compilare un foglio prestampato. Fortuna che il vecchio assicuratore mi fa passare avanti al suo connazionale, poichè spiega che così e meglio per lui visto che ha già aperto sul monitor il programma che gli serve, altrimenti avrebbe avuto difficoltà a gestire due finestre sullo schermo. Ok un pò di fortuna, proprio quando stavo per perdere le staffe. Adesso capisco perchè ci mette tanto a scrivere quei quattro dati: l'assicuratore deve essere completamente analfabeta, infatti non legge le parole ma solo cerca sulla tastiera i caratteri che corrispondono a quelli che compongono i dati personali es: 'angelo' diventa una sequenza di lettere a n g e l o. Ecco perchè ci mette tanto. Anche lo sventurato albanese che mi precedeva comincia a sorridere e mi dice in italiano 'con te è stato un pò più veloce che con il tuo amico, forse sta cominciando ad imporare qualche lettera!', ridiamo... Ecco, ho ottenuto finalmente una bellissima assicurazione nuova fiammante al costo di 25 euro valida per 15 giorni. Ritorno al primo sportello, gliela mostro e finalmente mi ridà la mia assicurazione italiana e il passaporto con il visto. Che sudata, dovrei aver fatto tutti gli sportelli di questa merda di dogana, accendo la moto e parto sollevato....invece no. C'è ancora uno stronzo di doganiere che mi aspetta dietro l'ennesimo vetro, sono altri 2 euro per una merda di carta che onestamente non so cosa cazzo sia, ma mi viene detto che se non pago adesso dovrò pagare all'uscita: ok via con la beneficenza. Totale per l'ingresso in Albania: 10+25+2 = 37 euro sonanti, governo ladro, sai quanti soldi sono per un cittadino albanese 37 euro?
Quello che fin ora è chiaro riguardo ai balcani è che: in queste terre martoriate dalle guerre, dalle invasioni, e dai vari dittatori, la gente e si orgogliosa ma anche ospitale e schietta, mentre bisogna guardarsi dagli abusi della polizia e dalle assurde leggi locali, che sfruttano ogni possibile fonte di guadagno.
Comunque appena varcato il confine si cominciano a veder spuntare come funghi di cemento i bunker che il dittatore Enver Hoxha ha fatto costruire per soddisfare le sue paranoie. Si stima che siamo più di 750.000, un numero impressionante se si pensa che la nazione conta poco più di 3 milioni di abitanti, circa un bunker ogni 4 abitanti. Attualmente sono in disuso, ed è chiaro che gli albanesi non li vogliono, infatti anche se attualmente sono completamente abbandonati, non vengono utilizzati dalla popolazione civile neanche come ricovero per gli animali, è altresì difficile distruggerli inquanto sono stati costruiti interrati e completamente in cemento armato. Uno scempio paesaggistico enorme.
Ci fermiamo ad osservare questi mostri incastonati nelle brulle montagne dell'Elbasan, scattiamo qualche foto, e poi via, cominciamo a scendere verso la pianura. La strada è buona e permetterebbe medie anche elevate, non fosse per la paura di essere fermati anche dalla polizia albanese come ci è successo in Kossovo. Invece alle pattuglie incontrate per strada 'nu gliene pò fregà de meno', qulcuno ci ammonisce o solo vuol far notare la sua presenza con un colpetto di sirena e lampeggianti. Noto subito i visi tristi della gente incontrata nei paesini, e la curiosità dei bambini che al nostro passaggio lasciano i loro miseri giochi e ci corrono incontro per salutarci come se fossere arrivati gli extraterrestri con tanto di astronavi, io rispondo cordialmente, immagini da Overland.
Qui la chiamano autoatrada ma in realtà è poco più di una provinciale e prima di Elbasan noto un singolare fast food, a bordo strada c'è una baracca in lamiera con un capretto o un agnello sgozzato appeso ad un albero per le zampe, e una griglia fumosa ricavata da un bidone di ferro su cui l'abile cuoco e macellaio cucina agli avventori la bestia appena macellata e affettata di volta in volta. Assolutamente da evitare ai troppo romantici. Qui le macchine in circolazione sono molto vecchie e giù in pianura è un misto tra auto e carette trainate per lo più da cavalli, particolare è la guida in piedi sulla carrozza, sembrano quasi dei centurioni romani sulla biga; vedo un carro guidato con molta tranquillità da due bambini sui 6 anni, però... a quell'età dovrebbero essere a scuola a odiare alla maestra.
Proseguiamo attraversando l'Elbasan il Berat e poi per evitare il traffico di Tirana deviamo per Durazzo, ma anche qui il traffico non manca. Riusciamo a fare anche qualche km su di una vera autostrada. Appena dopo Durazzo ci fermiamo a far benzina e a bere una Peroni, faccio la conoscenza di due albanesi con accento toscano che mi raccontano (tanto per cambiare) che anche loro lavorano in Italia e si trovano bene, poi mi chiedono se ho avuto problemi attraversando i balcani, rispondo di no e che anzi mi è piaciuto molto, e loro con una scrollata di spalle mi dicono 'visto?'. Avanti fino a Shkoder (Scutari) dove ci perdiamo più volte a causa della mancanza di segnaletica. Giriamo per le periferie degradate della città piena di facce sicuramente poco raccomandabili a cui faranno sicuramente gola le nostre moto; ma cosa succede..., qualcosa non va... al posto di rapinarci ci aiutano e in qualche modo ci mettono sulla retta via, come mai? Il prossimo che midice che gli albanesi sono indistintamente ladri e assassini lo prendo a calci nel culo!
Grazie all'aiuto ricevuto riusciamo ad imboccare in poco tempo la strada Hani i Hotit che ci condurrà al confine montenegrino. Questo è il più maleddetto dissestato pezzo di strada che abbiamo fatto fin'ora, e le conseguenze non si faranno attendere. Non ci sono buche profonde ma la strada è talmente sconnessa che sarebbe meglio fare uno sterrato.
Ci fermiamo in un bar di campagna a bere un paio di birre, finalmente birra albanese, la Tirana beer, ottima e congelata. Usciamo così dall'Albania, una terra che sicuramente avrebbe meritato una visita più approfondita, soprattutto per quel che riguarda le zone rurali lontane dalle strade principali. All'uscita consueto controllo dei documenti e restituzione di quel famoso foglio per cui ho pagato due euro solo per portarlo da una parte all'altra della nazione.
Frontiera montenegrina, casini tra cammionisti, ci controllano i documenti alla svelta e ce li restituiscono con una specie di appello: Angelo, Dino, Diego, 'presente!'. Dopo solo qualche km la strada dissestata albanese che abbimo percorso da Scutari in poi ha prodotto i suoi effetti: il supporto del topcase di Dino ha perso alcune viti e un supporto si è rotto. Facciamo una riparazione al volo e serriamo le viti rimanenti. Un ragazzo albanese naturalmente in Mercedes si ferma e credendo che stessimo cercando dell'acqua ci indica una fonte a 2 km più a valle deve, garantisce, l'acqua è ottima, mah!
La riparazione funzione e in me che non si dica siamo a Podgorica dove una vecchia golf con quattro tipi 'loschi' ci affinca e comincia a parlarci 'amigos!' Ci salutiamo e proseguiamo verso la costa in cerca di un campeggio per passare la notte. Fino a BAR niente. Un ufficio di informazione turistica ci consiglia un campeggio vicino Sutomore, paghiamo (mi sembra) 8 euro a testa, il posto è bello su una bella baia, ci accampiamo di fianco a tre camper di Gorizia, i cessi sono un cesso, meglio andare all'aperto. Io e Diego ci avviamo verso il bel chiosco bar e aspettando Dino beviamo qualche buona birra, 1 euro a birra, fantastico. Arriva Dino, beviamo un'altra birra insieme e andiamo a mangiare calamari al locale ristorante, il cameriere non riesce a gestire quattro tavoli perciò non è molto disponibile nei nostri confronti. Per digerire una bella passeggiata lungo la spiaggia fino ad arrivare ad un ristorante a strapiombo sul mare, bellissimo, costruito a terrazze, un capolavoro. Per accompagnare le birre prendiamo cozze e un insalata di polpo. Il posto è bellissimo, ma lo spettacolo comincia solo quando un black out colpisce tutta la costa fino a Bar e restiamo completamente al buio per una mezz'ora a sorseggiare birre e amaro locale e ammirando un cielo che con così tante stelle non si era mai visto prima, impressionante una scia di stelle che predispone a discorsi filosofici tipo chi siamo, dovev andiamo, da dove veniamo ecc.
La 'stanchezza' comincia a farsi sentire così ci avviciniamo in zona campeggio. Cerchiamo di andare in tenda, ma non prima di aver bevuto l'ultima birra al chiosco del vecchio play-boy. Dino è stanco e dopo aver bevuto la sua birra ci lascia con una danza che lascia perplesso anche il padrone della baracca. Noi che restiamo per fare cifra tonda beviamo ancora due birre e tiriamo avanti fino alla chiusura.


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