IV
giorno
07.08.07 Struga Non
mi sembra vero finalmente c'è il sole, incredibile, l'umore
è alle stelle. Colazione in hotel a base di marmellata,
miele, formaggio e salame di pollo, molto energetica, ce la gustiamo
seduti all'aperto sotto questo bel sole macedone 'che ci sbrina
un pò', come cantava il Liga. Azione! si parte per il parco
nazionale del MAVROVO, costeggiando il confine albanese. La strada
e bella ma non entusiasmante finchè non si arriva al paese
di Movrovo, un anonimo borgo costruito sull'omonimo lago. Da qui
si comincia a salire per una strada di montagna fino a quota 2163m
slm. Qui è bellissimo, il paesaggio è quasi alpino,
e ci sono anche le baite. Più si sale più diventa
entusiasmante. Durante la salita una grossa Audi SW ci sorpassa
e arrivata in testa all'allegro gruppo ci ferma, ormai ci siamo
abituati, queste situazioni non ci fanno più paura. E'
un macedone con tutta la famiglia, compreso padre e probabile
nonno che ci ferma per darci il benvenuto nella sua terra: l'altopiano
del Mavrovo. E' molto cordiale e ci racconta che come tanti suoi
connazionali è emigrato in Italia, in Puglia, ma più
probabilmente vuole dimostrare al suo presunto padre, con il tipico
copricapo di lana bianca a forma di cilindro, quanto parla bene
l'italiano e come si è integrato bene in Italia. Come se
parlando con noi volesse dire a suo padre "vedi che brava
gente sono gli Italiani, e come vannno daccordo con noi Macedoni,
non ti preoccupare è tutto rose fiori", in realtà
non credo sia proprio così che gli vadano le cose, anche
se glielo auguro di cuore. Ho apprezzato molto questo fugace incontro
nel mezzo delle desolate montagne macedoni. Dopo qualche km arriviamo
in un tipico paesino rurale, quasi interamente in pietra, costruito
in parte sullo scosceso pendio della montagna: GALICNIK. Ci fermiamo
nel bar locale dove sembrano tutti molto duri e diffidenti, in
fondo è evidente che siamo stranieri, lo saremmo stati
anche noi se la situazione fosse al contrario, ma dopo la prima
birra rompiamo un pò il ghiaccio e un vecchietto che mastica
un pò di italiano poiche anche suo figlio lavora in Italia,
ci fa da traduttore così il vecchio barista-cacciatore
ci mostra le sue pelli di volpe di cui va molto fiero. Nel frattempo
ci raggiunge il nostro amico in Audi con tutta la famiglia, anche
loro bevono birra, tranne il nonno che beve Fanta (sarà
l'effetto della globalizazione), cominciano così i brindisi
alla loro e alla nostra salute. Salutiamo e ci avviamo verso le
moto, qui in un piccolo campetto da basket, ricavato nella piazzola
asfaltata di un parcheggio, improvviso qualche tiro a canestro
con un ragazzo del posto. Bello. Ripartiamo ma non riusciamo a
trovare la stradina alternativa scelta per il ritorno, ed un uomo
del luogo ci dice che non esiste si tratta di uno sterrato e che
ci conviene tornare indietro. Ritorniamo indietro fino a Gostivar
per prendere la E65, giù di corsa fino ad Ohrid per attraversare
il PARCO NATURALE DELLA GALICICA. Costeggiamo il lago fino ad
arrivare a SVETI NEUM, posto del turismo a buon mercato, frequentato
da macedoni e albanesi, non dimentichiamoci che l'Albania è
qui dietro a davvero un tiro di schioppo. Qui quasi tutti gli
uomini dai 6 anni in sù anno in mano una canna da pesca
che brandiscono con evidente scarsa padronanza, non ho mai visto
nessuno tirar sù un benchè misero pesciolino. Ci
fermiamo a sorseggiare una birra all'osteria di una simpatica
e prosperosa ragazza (molto bene) e visto che siamo gli unici
turisti italiani i locali ci guardano con curiosità, qualcuno
tenta anche di attaccare bottone, ma le berriere linguistiche
sono enormi e si risolve tutto con delle goffe mimiche e fragorose
risate. Prendiamo la strada del ritorno ma deviamo per il pesino
di Vevcani una specie di enclave cristiana, famoso per esseresi
proclamato indipendente, qui battono moneta e stampano passaporti
naturalmente non riconosciuti da nessuno. Comunque si avverte
un certo senso di distacco e di tranquillità rispetto alle
zone circostanti. Ci fermiamo a cena in un'osteria bellissima,
consigliata dalla nostra guida Lonely Planet, che questa volta
c'ha preso davvero, 'ecceziunalo veramente!'. I ragazzi che gestiscono
la baracca sono molto simpatici, anche se assolutamente non parlano
inglese. Tanto per cambiare mangiamo una grigliata mista composta
da salsicce, prosciutto cotto affumicato alla grialia, pomodori,
carni varie, tutto molto buono. Io mi rimetto apposto lo stomaco
con una mastika fatta in casa, che finalmente riesco ad assaggiare,
invece Dino e Diego ingordi ordinano due palacinke che in realtà
sono due enormi banana split inondate di panna che i due seppur
tra sforzi indicibili riescono a finire. Bell'atmosfera fino a
quando uno dei ragazzi del locale si fa coraggio e ci chiede di
poter fare un giro, credo, con la moto di Diego (da queste parti
il bandit va forte), il poveretto dice di aver già guidato
delle moto e vorrebbe fare solo un 'malo giro', ma naturalmemte
gli spieghiamo che siamo gelosissimi delle nostre moto, e che
siamo spiacenti ma non possiamo accontentarlo. Se ne va via deluso
e un pò arrabbiato, ma poi torna dicendo +o- che capisce
le nostre ragioni e di non tener conto della sua richiesta. La
cosa un pò ci rattristisce, ma purtroppo non è assolutamente
fattibile. Paghiamo e andiamo, non prima però di aver preso
per il culo Diego facendogli credere che l'amico l'avrebbe aspettato
fuori già con il caso in testa. Torniamo in albergo ma
prima di andare in camera mi concedo qualche ouzo prima con Dino
e poi con Diego, a noi per un pò si unisce anche il cameriere,
ragazzo in gamba che ci confessa di essere uno di quelli che ha
attraversato l'adriatico da clandestino in gommone per arrivare
in Italia e poi proseguire il suo viaggio verso la Germania, per
potersi ricongiungere alla sua famiglia. Che mondo di merda! penso.
In Italia ci fanno vedere i clandestini come rozzi, incivili,
pronti a tutto invece questo ragazzo è molto meglio di
tanta gente che conosco parla inglese molto meglio di me e altre
due lingue e chissà quanti altri come lui sono stati clandestini.
Ma questa è un'altra storia.
Adesso bisogna riposare domani ci attende una dura tappa: l'Albania.
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