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II giorno
05.08.07 Cacak-Tetovo (attraverso Kossovo e Macedinia)

Risveglio a suon di scoregge dovute probabilmente alla plescavica e alle birre di ieri sera. Doccia, un momento di relax e colazione al bar dell'hotel. Ci accomodiamo e subito arriva il cameriere, non sapendo cosa prendere ordino un caffè nero (con i fondi). Diego invece decide per un SUK, infatti tentando di parlare serbo chiede un SOK, SUK, SOOK, ma purtroppo il cameriere non parla sardo così come sempre si fa in casi estremi: orange jouce. Riesco ad ottenere anche tre paninazzi super salsati. Naturalmente comincia a piovere, indossiamo le tute antipioggia e alle 09.30 siamo pronti a partire. Dopo un centinaio di km, arriviamo al monastero medievale di Studenica. Un monastero fortificato risalente al XII sec, uno dei must per chi visita la Serbia. Stranamente l'ingresso è gratuito. Visitiamo la cappella decorata riccamente con affreschi tra cui uno richiama la mia attenzione: l'ultima cena nella visione ortodossa. Faccio una piccola offerta e accendo un cero. Noto immediatamente una ragazza molto devota intenta a rendere omaggio ai vari santi presenti nelle cappella; lo sguardo intenso e incorruttibile, niente sembrava distrarla dal cerimoniale rigoroso e dalla profonda convinzione in ciò che stava facendo. Quasi un'esperienza mistica, niente a che vedere con le falsità dei devoti che si vedono nelle chiese cristiane, dove quel minimo di contegno dura dall'acquasantiera all'altare e che comunque non va oltre il sagrado.
Nella chiesa c'è tutto un rituale da seguire: dagli inchini alle riverenze davanti alle varie reliquie e altari sparsi qua e là, naturalmente io e Diego facciamo tutto perfettamente al contrario. Nel locale negozio di souvenir compro tre tavolette raffiguranti alcuni affreschi presenti nel sito. E' già tardi e bisogna ripartire, non prima però di aver scaricato la vescica. Fuori dalle mura c'è un locale adibito a wc. Anche se i miei compagni di avventura mi sconsigliano di entrare io non ne posso più devo andare assolutamente. Entro, spettacolo! I pisciatoi a muro sono diventati marroni a causa degli innumerevoli strati di incrostazoni e dappertutto sale un acre odore di urina e ammoniaca. Decido vado in apnea. Fatto, anche se solo all'uscita mi sento un pò meglio. E' tardissimo, ripartiamo alla conquista del Cossovo che da qui dista solo poche decine di km. Da qui sino al confine la strada peggiora diventando una specia di pachtwork. Eccoci sul confine, una vocina mi dice "sei sicuro di voler entrare? se ne sentono tante!", l'altra invece "siamo arrivati fin qui, non ti tirerai indietro mica adesso? Cosa potrà mai succedere?". I gendarmi serbi ci chiedono i passaporti e i documenti delle moto. Dopo averci catalogati nei loro terminali a manovella ci danno il via libera. Nessuno parla inglese qua, ma capiamo che occore un'assicurazione speciale per entrare in Kossovo, ma ai serbi non interessa. Il paradosso qua è che il Kossovo non è una nazione vera e propria ma solo una specie di regione serba che però è occupata da una popolazione mista di kossovari e albanesi che i serbi vorrebbero sterminare, e per evitare la mattanza ci sono le truppe dell'ONU (almeno questo è quello che in pratica ho capito). Dopo poco eccolo lì il tanto sognato confine kossovaro, con tanto di bandiera dell'ONU. Bisogna fermarsi ad una certa distanza dalla barriera doganale, va avanti solo una macchina per volta. Tocca a noi... decido di andare tutti insieme in modo da non avere scherzi alla dogana. Ci fanno passare prima in una vasca per disinfettare le gomme delle moto (forse in Kossovo non vogliono germi Serbi?), poi passano al cotrollo dei documenti. Un soldato Americano ci viene in aiuto traducendoci in inglese le richieste dei kossovari, scopriamo così che l'assicurazione è obbligatoria. Bisogna farla se vogliamo entrare: 20 euro per 15gg. Ok è una tassa per entrare. Le guardie di confine coadiuvate dai militari di ogni nazionalità dell'ONU ci danno i documenti ed il lasciapassare per il Kossovo. Finalmente entriamo in terra kossovara. Per i primi km deserto totale. Siamo tutti e tre con il culo stretto e i radar accesi pronti ad ogni minimo segnale d'allarme. Teniamo un'amdatura turistica, infatti tutte le auto che ci raggiungono ci sorpassano, tranne un furgone bianco che si accoda a noi. Cominciò ad insospettirmi ed allungo il passo, ma Diego non si è accorto e rischio di distanziarlo sempre più (Dino mi ha capito). Finalmente dopo un bel po di km il furgone svolta e io tiro un bel respiro di sollievo. Ma come si dice... le sorprose non finiscono mai!!! Siamo in Kossovo, nel primo paese con più di tre case raggruppate, ci fermiamo per scattare qualche foto a una bella chiesa ortodossa. Appena ripartiti, prima che riesca ad innestare la terza, vedo che spunta una paletta, eccoci ci ha fermato una pattuglia della polizia locale. Siamo in tre e ci contestano due infrazioni 'a piacere' per eccesso di velocità. I trasghessori siamo a volte io e Dino a volte io e Diego non si è ben capito, poi si mettono daccordo su me e Dino. Ok, basta mettersi daccordo. Limite 50 km/h, secondo il loro laser eravamo a 68 km/h (hanno un superlaser che becca due moto con un colpo solo!!!), fortunatamente avevo già letto su internet di questi scherzi della polizia kossovara, così ero già pronto alla reazione. Totale 80 euro! Faccio un cenno a Dino e gli spiego di non sembrare accondiscendente e lasciar fare a me. Comincio così una lunga trattativa con i poliziotti (due uomini e una donna). Dopo un pò spiego loro che abbiamo pagato già 20 euro a testa per un'assicurazione che non ci serva a un cazzo visto che stasera sarema fuori da questo posto merdoso e che non ho nessuna intenzione di pagare una multa inesistente. Scendiamo così a 10 euro di multa che paghiamo malvolentieri per riavere i nostri documenti e proseguire il viaggio. Dopo varie contestazioni i poliziotti resisi conto delle loro contraddizioni e dei loro errori cominciano a ridere con noi ed ammettono implicitamente l'estorsione. Poco da fare, i forestieri qui pagano il pedaggio. Propongo ai miei nuovi anìmici di fare una bella foto di gruppo, ma loro per evitare di essere riconosciuti e denunciati rifiutano velocemente. Dopo averli ammoniti di non avvertire i loro colleghi lungo la strada perchè non avranno più un soldo da noi ripartiamo, e la donna ci punta ridendo il rilevatore laser. Che mattacchioni sti kossovari!!!!! Benvenuti in Kossovo!!! Adesso la paura è: non si passeranno mica la voce con i loro colleghi per estorcerci altri soldi?
Paesaggisticamente il Kossovo non è un gran chè, ma la gente mi piace, sempre pronti ad indicarti la strada nel caso ci fermassimo a consultare la cartina. Cominciano ad aumentare le moschee, passiamo Pristina, ma l'enorme numero di matrimoni ci rallenta enormemente. Sembra quasi che tutti quelli in età da matrimonio abbiano deciso di sposarsi oggi. Credo che ciò sia dovuto al fatto che qui molta gente è emigrata per lavoro, quindi per sposarsi si aspettano le ferie per tornare in patria o per aspettare l'arrivo dei parenti, infatti sono molti i mercedes e bmw con targhe straniere in particolare tedesche. Qui, come in tutti i balcani l'auto è uno status simbol, devi avere una macchinona anche vecchia, purchè sia grossa, per contare qualche cosa.
Visto l'enorme traffico di sposi decidiamo di fare una strada secondaria, ma non riusciamo ad imboccarla così, sempre sotto la pioggia, chiediamo indicazione ad un pattuglia di militari filippini-inglesi della k-force. Con il loro aiuto e con quello di alcuni ragazzi col mercedes la troviamo, la strada si arrampica su per le montagne, ma almeno non c'è anima viva.
Davvero non c'è anima viva, fino a quando, poco prima del valico, scorgo da lontano un nutrito gruppo di persone disposte trasversalmente al manto stradale. Sulle prime penso 'è arrivata l'ora della prova, o ci inventiamo qualche cosa o siamo fottuti', poi il buonismo prende il sopravvento, 'no, è solo un incidente stradale'. Diego che è avanti sembra non preoccuparsi troppo. Ma più ci avviciniamo e più mi rendo conto che non si tratta di adulti, ma che a sbarrarci la strada sono una ventina di bambini. Alcuni di loro erano al riparo da una fitta pioggerellina sotto un capanna di fortuna ottenuta piegando i rami degli alberi, sotto la quale avevano anche acceso un fuoco, il cui fumo rendeva tutto ancora più surreale; altri invece, erano intenti a mangiare bacche selvatiche, raccolte e custodite in qualcosa di simile a barattoli di pelati usati e riconvertiti a contenitore. Ci avviciniamo con cautela, e vedendoci a pochi metri, il gruppo si apre formando uno stretto corridoio per lasciarci passare. Mentre Diego e Dino riescono ad attraversarlo senza problemi, al mio passaggio il corridoio si stringe fino a diventare un vicolo ceco, l'adrenalina sale alle stelle e con la coda dell'occhio vedo uno di loro, posto su una collinetta a una decina di metri sulla mia destra che comincia a correre nella mia direzione e arrivato a 'tiro', tenta un disperato salto verso di me. Ancora oggi faccio varie supposizioni sulle intenzioni di quel povero bambino: forse voleva solo giocare, o forse voleva veramente buttarmi a terra o magari era solo una bravata adolescenziale; in quel momento una miriade di ipotesi mi affolava la mente, ma occorreva reagire e in fretta, così preso anche dalla paura che potesse succedere il peggio e guidato dall'istinto dò un poderoso colpo di gas, la moto si impenna leggermente, i bambini davanti si scansano spaventati e in una frazione di secondo sono fuori da ogni pericolo, lasciandomi l'episodio alle spalle forse con troppo menefreghismo. La situazione è stata veramente surreale, se si prova per un momento ad immaginare la scena, sembra quasi di trovarsi sul set di un film horror: una strada di montagna, una fitta pioggerellina, una ventina di bambini trasandati, il fumo del fuoco ed il tutto avvolto in una leggera nebbiolina. Comunque, cosa ci facessero tutti quei bambini sotto la pioggia, al freddo, in mezzo ad una desolata strada di montagna, per me resterà un mistero.

Scolliniamo ed ecco il confine Macedone. L'attesa è lunga e i controlli al bus che ci precede molto scrupolosi. Il doganiere, forse impietosito dalla nostra attesa sotto la pioggia ci chiama per farci passare avanti, risolviamo le pratiche d'ingresso abbastanza velocemente. Purtroppo è già tardi e bisogna trovare una sistemazione per la notte. Ci fermiamo al primo motel di Tetovo, ma il ragazzino alla porta non parlava una parola d'inglese, così mi fa accomodare al piano superiore in camera da letto del proprietario intento a guardare la tv. Ma che cazzo..., che cazzo vuoi che ti porti anche il caffè a letto? fottiti!!! Andiamo avanti, forse siamo andati troppo avanti, ci tocca fare inversione su di una rampa autostradale. Fortunatamente troviamo un hotel **** al costo di 50 euro a notte per tutti e tre, le moto però dovranno restare all'aperto, ma con una guardia armata a farle compagnia. Ceniamo in hotel nessuno a voglia di andar in giro con questa pioggia, anche perchè ne abbiamo già presa tanta.
Mangiamo del formaggio e delle grigliate miste di carne, veramente buonissime, forse la carne più buona che abbia mangiato finora. La sera passa piacevolmente tra le innumerevoli birre (18) e grappe intervallate dagli aneddoti raccontati dal cameriere, molto simpatico che mi propone un business con il caffè italiano. Siamo cotti, tutti a nanna, nella speranza di avere un pò di sole domani.

pag 1,2,3,4,5,6,7,8, >succ

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